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Ricercatori giapponesi della Kobe Gakuin University hanno costruito uno hover-chair, o meglio una sedia (senza rotelle) che galleggia su un cuscino d’aria, delicatamente si sposta al di sopra del pavimento come un disco da hockey sul ghiaccio.Il prototipo può essere smontato della seggiola superiore per essere caricata come un seggiolino bambini all’interno di un auto con agganciisofix, e secondo i dati possono con facilità pendenze ed angoli stretti e puo trasportare un carico utile di 150 Kg. (fonte asahi)

Naginata Do (o Naginatajutsu なぎなたじゅつ), che significa arte della lancia, è un’arte marziale giapponese praticata con la naginata.Sin dalla mitologia, il Giappone era dipinto come “il paese dalle mille alabarde”. La lancia per significato simbolico veniva immediatamente dopo l’arco e le frecce; se ne ha una palese dimostrazione osservando le opere artistiche, nelle quali il bushiveniva comunemente rappresentato con una lancia in pugno.Esistevano svariate scuole per tutto il Giappone che studiavano differenti metodi di utilizzare la lancia e le varie tecniche da sperimentare. La vera lancia giapponese era generalmente chiamata yari, e per forma e struttura rappresentava qualcosa d’eccezionale, sia per la resistenza e la tempra della lama (tipiche delle lame giapponesi), sia per la leggerezza e la praticità d’uso. Rappresentava un’arma temibile sotto molti aspetti e anche molto pratica dato che permetteva di combattere e annientare un nemico senza entrare nella sua zona d’attacco e rimanendo dunque alla dovuta distanza di sicurezza. I fabbri si prodigavano nella costruzione di queste armi con la stessa passione e lo stesso impegno necessari alla fabbricazione delle spade. Il secondo tipo di lancia Giapponese, erroneamente tradotto dagli europei con “alabarda”, è rappresentato dal naginata, la cui letterale traduzione significa “lunga spada”. La lama del naginata era quella di una spada, e non come nel caso dell’alabarda quella di un’ascia. Questa arma divenne famosa per la sua enorme versatilità e per il vastissimo numero di scuole che si dedicarono allo studio e alle applicazioni di questa arma nel combattimento e nella guerra. Alcuni storici ritengono persino che l’introduzione di protezioni alle gambe nell’armatura del bushi sia dovuta a questa temibile arma.Le donne del buke dovevano imparare a sopperire i momenti di mancanza del marito e del signore imparando ad utilizzare al meglio quest’arma prima dei diciotto anni. Lo sviluppo maggiore relativo a questo tipo di lance si ebbe sotto il profilo tecnico; le lame e le punte di tali strumenti subirono un’enorme evoluzione negli anni e nel tempo e cominciarono a diversificarsi, sino a raggiungere una vastissima serie di forme differenti. Anche durante gli anni centrali del Giappone feudale, quando la spada “prese il sopravvento”, la lancia continuò ad essere usata nelle cerimonie e il naginatajutsu o lo Sōjutsu, continuarono ad essere insegnati nelle scuole di tutto il Giappone, e l’arte si sviluppò sino a raggiungere il livello di un Dō, un percorso di crescita spirituale e mentale.(fonte wiki)

Nevica non frequentemente  a Tokyo, e quindi quando lo fa, è sempre una grande novità. Ecco un video affascinante realizzato dall’ Asahi Shimbun che mostra come appariva la capitale del sol levante dopo la spolverata di neve dal cielo:

La figlia del samurai
[Die Tochter der Samurai, Germania. Giappone, 1937, Drammatico, durata 108′, b/n]

Regia di Arnold Fanck - Con Setsuko Hara, Ruth Eweler, Sepp Rist, Sessue Hayakawa, Isamu Kosugi, Eiji Takagi, Haruyo Ichikawa, Yuriko Hanabusa, Kichiji Nakamura, Max Hinder, Misako Tokiwa

Questo film interessante, comunque durante un periodo di propaganda dittatoriale, mostra un giappone durante la guerra genuino e tradizionale con una semplice storia che coinvolgerà lo spettatore proiettandolo in riprese e dettagli tipici del periodo.

Un giovane giapponese, accompagnato da un’amica tedesca, ritorna in patria dopo un soggiorno in Europa. Lo aspetta una giovane donna a lui promessa dalle tradizioni secolari di famiglia. Il giovane attraverso un un rifiuto iniziale del mondo da cui proviene, che giudica arcaico, poco moderno. La ragazza sua futura moglie, figlia di un anziano samurai, compirà un gesto estremo per fargli cambiare idea.

Speciale Voyager [Ufo si, Ufo no] su Rai2 del 15/feb/2010 ha incentrato l’argomento sul tema ufo internazionale. Una sezione di inediti documenti giapponesi sono stati presentati grazie a due interviste a personaggi pubblici di rilievo che hanno accesso a documenti antichi amanuensi.Se ricordate avevamo gia parlato con dei nostri post presenti su riviste giapponesi alcune parti di questi argomenti

1)UTSURU FUNE UFO GIAPPONESE
2)IL MINI UFO CATTURATO IN GIAPPONE
3)Hyouryuukishuu:l’UFO nella storia giapponese

Grazie alla collaborazione della ditta A.I.T di Roma abbiamo lavorato focalizzandoci sulla traduzione dal giapponese dell’interviste effettuate in giappone inpre e backstage. Un lavoro interessante ed impegnativo che abbiamo realizzato in team con Danilo Giorgi facendo passaggi anche dall’inglese praticamente in tre persone a controllo incrociato, in back e forward con il telecomando in mano.In allegato un piccolo estratto.

 

Progettato da un’azienda giapponese Atelier OPA, il Kenchikukagu è una serie di mobili arredio e pieghevoli, che sono progettati per lavorare, dormire e mangiare.Con un design di grande efficacia la serie permette ad inquilini di piccolo appartamento  di possedere in pochissimo spazio una stazione di lavoro mobile, un letto e una cucina mobile, tutti i mobili essenziali necessari per la vita urbana, senza rinunciare alla forma e funzionalità.

Queste opere non sono solo  disegni di concetto o test, sono disponibili anche su Amazon Giappone per 800.000 yen, circa 5.427 euro.Veramente geniali.


 


Panasonic reso nota la fascia del loro primo 3D plasma HDTV, sarà la serie  Panasonic VIERA VT. Il VT VIERA sarà disponibile in due formati differenti, un modello 50 pollici e un modello 54 pollici. Questi nuovi 3D plasma HDTV dispongono di un rapporto di contrasto di 5,000,000:1 e hanno un tuner digitale e un tuner analogico integrato, oltre a un canale di 2,1 con sistema di altoparlanti da 20W . Altre caratteristiche includono quattro porte HDMI, component, VGA e una porta Ethernet. Entrambi i modelli della gamma saranno disponibili con gli occhiali 3D attivi  con batterie e sistema rapido di blocco di ciascuna delle lenti . Il Panasonic VIERA VT 3D plasma HDTV sarà in vendita in Giappone nel mese di aprile, con la vendita al dettaglio del modello 54 pollici per 5.900 dollari e la vendita al dettaglio del modello 50 pollici per 4.800 dollari. Non ci sono ancora informazioni su quando sarà possibile vederli arrivare negli Stati Uniti e in Europa.

 

L’esposizione, che si inserisce nel quadro delle attività dedicate nel 2009 dal Comune di Milano al Giappone, illustra con opere di altissimo livello, fra cui alcuni Tesori Nazionali mai visti in Italia, la straordinaria trasformazione culturale, sociale ed economica del Giappone nel corso di tre secoli, che vanno dal periodo di Momoyama (1568-1615) al periodo di Edo (1615-1868). Paraventi, anche di imponenti dimensioni, rotoli verticali e orizzontali dipinti su carta e seta, ma anche preziose lacche e ceramiche, armature, tessuti e maschere racconteranno quell’affascinante capitolo della storia giapponese identificato con la nascita del mondo moderno, che si costruì intorno ai due fondamentali nuclei culturali e di potere: Edo (attuale Tokyo), capitale amministrativa, e Kyoto, capitale imperiale. La mostra affronta infatti proprio quel periodo cruciale in cui il Giappone moderno si formò attraverso l’intreccio e il confronto tra l’ambiente feudale e samuraico da un lato e la nuova borghesia finanziaria e imprenditoriale dall’altro, ma anche nella compresenza delle antiche tradizioni della corte imperiale. Il breve periodo di Momoyama prende il nome dalla zona di Kyoto, divenuta sede del sontuoso castello fattovi edificare da Nobunaga. Il periodo è caratterizzato da una produzione artistica straordinaria in campo pittorico, ma anche delle arti applicate. Nuove scuole pittoriche fioriscono e sorgono centri d’artigianato di altissima qualità nelle lacche come nelle ceramiche, nei tessuti come nelle armi. Il periodo di Edo è quello in cui la famiglia dei Tokugawa, conquistato definitivamente il paese, riuscì a esercitarvi un ferreo controllo congelandone il sistema feudale. Col titolo di shÿgun, la massima autorità politica, amministrativa e militare del Giappone, conferito a Ieyasu dall’imperatore nel 1603, questa famiglia governò il paese per due secoli e mezzo isolandolo pressoché totalmente anche dal resto del mondo. Questa pax Tokugawa determinò nel paese un impressionante sviluppo sia urbano sia della classe borghese, finendo per minare dall’interno il predominio dell’aristocrazia di spada dei daimyÿ, i feudatari, e dei samurai, loro vassalli.I palazzi e i loro signori gareggiavano in splendore e cultura, influenzando con le loro commissioni la formazione dei nuovi stili pittorici e artistici le cui opere giungevano poi nelle province d’origine. Questi “ricordi” da portare nel proprio castello in provincia divennero anche veicolo della diffusione dell’arte di genere, anticipando le raffigurazioni di scene di vita quotidiana tratte dalla realtà cittadina quali attività commerciali e artigianali, vita di piacere, festività, ma anche scene mitologiche, immagini della natura, scene di battaglie, così come vere armi e armature o oggetti della vita quotidiana nei palazzi. A questo genere si contrappongono le arti dedicate a raffigurare i piaceri della borghesia dove, per esempio, alla forma drammatica di impronta aristocratica del teatro nÿ, con i suoi costumi sontuosi e le sue maschere raffinate e suggestive, si contrappone quello popolare del kabuki, con le sue scene roboanti, scenografie spettacolari e macchine di scena per l’esaltazione di passioni un tempo evitate e represse. Un’analisi particolare riguarda i burrascosi rapporti con gli occidentali, chiamati “barbari meridionali” (nanban), la cui conoscenza si diffuse attraverso il filtro olandese della rangaku, o “scienza olandese” appunto, sinonimo per secoli di cultura occidentale. Accompagna la mostra un prezioso catalogo con importanti testi critici.

 

Milano Palazzo Reale, fino all’8 Marzo 2010.
link al sito della mostra:
http://www.mostragiapponemilano.it/

yoshi

Uno dei luoghi comuni maggiormente diffusi al mondo, in particolare in Occidente, è quello di ritenere lo Yoshiwara e in generale i quartieri di piacere dell’antico Giappone, una sorta di paradiso dei godimenti, un’isola felice dove uomini e donne si dedicavano alle innumerevoli varianti dell’ars amandi, con disinteressata spensieratezza e allegra disinvoltura. È molto probabile che un tale equivoco sia spesso il frutto di un profondo desiderio, tutto maschile, di volersi convincere che possa esistere o possa esser esistita una città quasi interamente costituita da donne, completamente dedite a soddisfare ogni desiderio della clientela. Maschile per l’appunto. L’ukiyo-e, che ha esaltato con le sue mirabili stampe questo mondo fluttuante di piaceri tanto effimeri quanto facilmente raggiungibili, ha fatto conoscere in Europa soprattutto l’aspetto più edonistico e godereccio che esse rappresentavano contribuendo così a idealizzare un periodo e un mondo che nascondevano in realtà al proprio interno aspetti drammatici e per niente affatto idilliaci.
Lo Yoshiwara fu sicuramente il più famoso centro di prostituzione legalizzata del Giappone del periodo Edo (1600-1868), rimasto in attività sino al 1958. Il più famoso ma non l’unico, dal momento che ogni città ne aveva uno proprio o addirittura più di uno. Sebbene precedentemente esistesse già la prostituzione o luoghi in cui essa fosse praticata, con lo Yoshiwara si conobbe una vera e propria “regolamentazione politica” di tale fenomeno con una conseguente commercializzazione su larga scala del mercato del sesso. La particolare situazione socio-politica del periodo Tokugawa costituì infatti un terreno oltremodo fertile perché tale fenomeno potesse radicarsi e fruttificare rigogliosamente. Prima ancora che la città di Edo diventasse il centro politico del bakufu, ossia del governo dello shōgun Tokugawa, regolari case di malaffare si erano stabilite sin dal periodo Keichō (1596-1614) organizzandosi e specializzandosi in bordelli e case d’appuntamento, benché tre erano i siti principali dove le case si potevano trovare in più largo numero.
Il rigido e burocratico governo dello shōgun, tutto improntato su un’etica confuciana, non sembrava dimostrare interesse in un disciplinamento di tali esercizi, tuttavia nel diciassettesimo anno dell’era Keichō (1612), un certo Shōji Jin’emon, realizzò l’idea di raggruppare tutti i bordelli e le case d’appuntamento in un speciale quartiere della città ed inviò insieme ai suoi collaboratori una richiesta al governo di questo genere:

A Kyōto e a Suruga e anche in tutte le altre località abbondantemente popolate e affollate (del numero di più di venti), sono state stabilite, in accordo con le antiche usanze e i predecessori, regolari Keisei machi con licenza, mentre a Edo, che sta diventando più affollata e più popolosa giorno dopo giorno, non ci sono Yūjo machi stabiliti. Come conseguenza di questo stato di cose, case di malaffare abbondano in ogni parte della città, sparpagliate qua e là in tutte le direzioni. Questo, per una serie di motivi, è un disonore per la pubblica moralità e il benessere ecc…

La furbizia di chi aveva avanzato la petizione fu costituita dall’enumerare i vantaggi che sarebbero derivati dal sistema che si era prospettato rimarcando in modo netto quelli di carattere politico e di ordine pubblico:

1. Tra i vari problemi che al momento si presentano, quando una persona visita un bordello, vi è quello che chiunque può noleggiare e spassarsela con una Yūjo (prostituta) per la propria soddisfazione personale, dandosi al piacere e alla lussuria, incapace per tutto il tempo di considerare quale sia la sua posizione e quali i suoi mezzi e trascurando la sua occupazione o affari. Costui potrebbe frequentare un bordello per giorni e giorni, dandosi alla lussuria e alla baldoria, ma solo fintantoché i suoi soldi saranno sufficienti perché il tenutario del postribolo continui a trattarlo come un ospite. Come ovvia conseguenza ciò condurrà alla trascuratezza dei doveri nei confronti dei signori, alle appropriazioni indebite, ai furti ecc…, inoltre poi i tenutari dei bordelli permetteranno ai loro colpevoli clienti di rimanere nelle loro case finché dureranno i loro soldi. Se i bordelli verranno raggruppati tutti in un unico luogo, un controllo verrà fatto contro queste malvagità, come per mezzo di ispezioni e sopralluoghi, potrebbe essere proibito di rimanere per un periodo maggiore di ventiquattro ore e rafforzare ulteriori restrizioni.
2. Sebbene sia proibito dalla legge rapire i bambini, adesso, anche in questa città, la pratica di rapire di bambine e di attirarle lontano dalle loro case con l’inganno è qualcosa a cui furfanti viziosi e senza principi fanno ricorso. È un fatto certo che alcune persone malvagie svolgano la normale professione di assoldare le figlie della gente povere con il pretesto di adottarle come figlie proprie, ma poi quando queste bambine crescono mandarle a servizio come concubine o prostitute e in tal modo le persone che le hanno adottate raccolgano ricchissimi frutti. Probabilmente è tra le fila di questi furfanti senza scrupoli che si osa anche rapire i bambini degli altri? Si dice sia un fatto accertato che alcuni tenutari di bordelli ingaggiano ragazze che sanno perfettamente di essere delle bambine adottate da gente che vuole poi avviarle al mercato della prostituzione. Se i bordelli verranno raggruppati tutti in un unico luogo, indagini severe verranno eseguite sia per quanto riguarda il problema dei rapimenti che per quello dell’ingaggio di bambine adottate e nel caso in cui vengano tentati atti riprovevoli essi saranno subito denunciati alle autorità.
3. Sebbene le condizioni del Paese siano in pace non è trascorso molto tempo da quando si è ultimato l’assoggettamento della provincia di Mino e di conseguenza può darsi il caso che ci siano diversi rōnin che si aggirano cercando il pretesto di combinare guai. Questi mascalzoni, ovviamente, non hanno fissa dimora e vagano tranquillamente qua e là tanto che è impossibile determinare dove si trovino in assenza di precise indagini stabilite, cosicché possono rimanere per un considerevole numero di giorni all’interno delle case di malaffare. Se le autorità approveranno questa petizione e permetteranno la concentrazione degli attuali bordelli in un luogo determinato, i tenutari dei postriboli presteranno particolare attenzione a questo problema e ciò porterà a delle indagini e ricerche che saranno svolte sulle persone trovate a bighellonare nei quartieri delle prostitute: nel caso in cui trovino delle persone sospette essi non mancheranno di riportare i medesimi alle autorità preposte.
Sarà considerato un grande onore se le auguste autorità approveranno questa petizione nel pieno della loro magnanima clemenza.

Nella primavera del terzo anno dell’era Genna (1617), il governo dello Shōgun, sensibile proprio a quei possibili vantaggi di natura sociale e politica che la richiesta di Shōji Jin’emon aveva evidenziato, accettò la richiesta della petizione. Fu stipulato inoltre che due chō  quadrati di terra (circa 218 metri quadrati), fossero impiegati a formare un quartiere di prostitute e che il sito prescelto fosse a Fukiyachō. In cambio di questo privilegio, il gabinetto del governo ordinò che nessuna prostituta sarebbe più stata permessa nella città di Edo e nelle sue vicinanze eccetto che nel quartiere dei piaceri, che qualunque donna trovata a fare professione di prostituzione da qualsiasi altra parte, sarebbe subito stata denunciata alle autorità.
Shōji Jin’emon fu nominato Keisei machi nanushi (Direttore del quartiere di prostitute) e tenuto a far rispettare le seguenti norme:
1.    La professione dei tenutari di bordelli non sarà svolta in nessun luogo eccetto che nel regolare quartiere di prostitute e nel futuro nessuna richiesta per la presenza di prostitute nei luoghi al di fuori dei confini del recinto sarà avanzata.
2.    Nessun ospite rimarrà in un bordello per più di ventiquattro ore.
3.    Alle prostitute sarà proibito indossare abiti con oro e argento ricamato su di essi; esse indosseranno le classiche stoffe tinte.
4.    I bordelli non saranno costruiti di aspetto maestoso e agli abitanti del quartiere saranno esentati dallo svolgere gli stessi doveri (come quello per gli incendi ecc…) come ai cittadini ordinari residenti nelle altre parti della città di Edo.
5.    Particolari indagini saranno stabilite a qualsiasi visitatore dei  bordelli senza alcuna differenza se egli si tratti di un signore o di un qualsiasi cittadino e nel caso in cui sorgano dei sospetti le informazioni andranno riportate al Bugyōsho (ufficio del governatore della città).

FINE PARTE I
[redatto e curato da Danilo Giorgi]

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