La Lapis Niger e le porte esoteriche dei luoghi Sacri

lapis niger a roma

lapis niger a roma
Tra i tanti turisti che oggi visitano il Foro Romano sono in pochi che si soffermano davanti ai lastroni di pietra nera che, in prossimità dei Rostri, creano una pavimentazione scura nella pavimentazione del foro. Eppure qui, e soprattutto nel sotterraneo, raggiungibile per mezzo di qualche gradino, c’è il compendio di molte pagine, alcune velate dal mistero e altre cariche di magia, dell’epoca più antica della città. Questo è il luogo che la Tradizione ha tramandato con il nome di Lapis Niger, cioè Pietra Nera, angolo sacro di una Roma che, nata grazie alla volontà divina espressa con il volo degli uccelli, continua a tenere vivo il suo legame con l’imprerscrutabile. La “pietra” in questo contesto è, in tutte le mitologie e tradizioni, espressione visibile delle relazioni che intercorrono tra Cielo e Terra, elemento di quel “ponte” che viene attivato ritualmente dal sacerdote (ponti-fex) per la collettività intera.Questa sovrasta quello che si chiama appunto l’Umbiliculus Urbis Romae, l’Ombelico della Città di Roma, il luogo ove per definizione stessa il Cielo si ricongiungeva alla Terra e Roma all’Universo. Essa è probabilmente il luogo dove è stata apposta la prima pietra (la pietra fondamentale), tradizionalmente collocata a nord-est. Sotto questa pietra vi è una stanza con delle iscrizioni in etrusco antichissimo e da li si sviluppa un pozzo di fatto mai scoperto che si dice non abbia fine, appunto il cordone dell’ombelico.

area del lapis niger

Ma perché chiamarla “ombelico”? Perché come l’embrione cresce dall’interno (dal centro) verso l’esterno, partendo dall’ombelico, così la creazione muove dal centro verso la periferia; e come il “nuovo” nato trae energia e “linfa” vitale dal cordone ombelicale, così ogni creazione dell’Uomo trae forza e vitalità solo nella misura in cui preserva il cordone ombelicale, il collegamento effettivo, con la realtà trascendente del mondo spirituale.Il colore nero “riassorbe” ogni forma e ogni colore, una caratteristica che è propria anche all’Umbeliculus, come abbiamo già osservato quando si è sottolineato come l’apertura del Mundus ricostituisce l’unità primordiale delle energie divine che hanno presieduto alla creazione, “riassorbendole” lungo l’ipotetico asse del Mondo.La pietra è nera anche perché è posta alla base dell’Asse del Mondo e dà pertanto accesso alle regioni infere, ove regna la Tenebra e la Morte. Non a caso il mito sottolinea come, al di sotto di questa, riposino le ossa di Romolo. Questo particolare merita di essere approfondito, considerato che suggerisce in qualche modo che il Lapis Niger sia stato collocato a memoria del sacrificio necessario del primo Re della città( alcuni scritti parlano che sia scomparso asceso in cielo su di un carro infuocato illuminato da luce divina).Sotto di esso risiede il mundus.La Tradizione faceva del Mundus una fossa scavata all’atto della Fondazione di Roma. “Nella fossa la gente raccolta da Romolo per farne il popolo Romano, gettò ciascuna un pugno della propria terra d’origine e … le primizie di ogni cosa che, ciascuno secondo la propria cultura, ritenesse buona o che fosse per sua natura necessaria” . Plutarco sottolinea come questo rito fosse stato appreso da Romolo nel corso di una cerimonia sacra, “come fosse una iniziazione”, allestita da alcuni etruschi fatti appositamente venire perché dessero consigli sul modo di eseguire le cose “secondo le norme divine e i libri sacri”. La fossa venne quindi ricolmata di terra e Ovidio segnala che al di sopra venne eretta un’ara su cui si accendeva il fuoco sacro e due cani di pietra erano a guardia. Per altro verso un qualunque edificio permane vitale solo finché quelle stesse forze restano imbrigliate e sotto-messe; la pietra diventa allora il coperchio – il sigillo – che non deve essere scoperchiato (se non ritualmente, nelle occasioni quali quelle descritte dalle cerimonie del Mundus), se non si vuole che il prorompere delle energie primeve (le forze del Caos) compromettano la stabilità della struttura. Non a caso la leggenda medievale racconta di come sette angeli proteggano una chiesa (via delle sette chiese) e altrettanti demoni riposino sotto le fondamenta. La pietra diventa in questo contesto garanzia di stabilità e di eternità per cui, molto opportunamente, i Vangeli ricordano che:“…su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno su di essa”.

Le analogie con l’oriente sono affascinanti

Nella tradizione cino/giapponese la “capitale dell’Impero” si trova al “centro del Mondo” ove sorge un Albero – denominato Legno Eretto – che riunisce il Mondo Sotterraneo (ctonio) alla Terra e questa al Cielo (ten-shin). Tutto quanto sorge entro l’area sacra concentrica a questo punto, a questo “centro”, costituisce una imago Mundi e li và posta la pietra fondamentale .Nella tradizione orientale, deve essere collocata al di sopra della testa del Serpente (Drago) della Terra. Allora “il Maestro Muratore intaglia un picchetto ricavato da un legno di acacia e con una noce di cocco lo infigge nel terreno sì che penetri saldamente nella testa del Serpente. Una pietra di base è collocata sopra il picchetto” Il luogo ove si “reperta” la testa del serpente è per definizione stessa uno degli “ombelichi” del mondo, non collocabile topograficamente ma “identificabile in ogni centro ben stabilito e consacrato.” . Il “serpente” ha qui una doppia valenza: da un lato costituisce “l’essere vitale” e “sorreggitore” del Mondo, dall’altro assume un significato malefico in quanto espressione di quelle stesse forze che, se scatenate, minacciano di distruggere la “costruzione” e che vanno pertanto “fissate” dal paletto, cioè da un asse che le ricongiunga e le pieghi ad un principio di ordine superiore, assicurando all’intero progetto la necessaria “stabilità” .Per questo le leggende popolari insistono nel sottolineare che, qualora il “paletto” non sia stato adeguatamente fissato, i “movimenti” del serpente (ebi) rischiano di ingenerare “terremoti” e quindi di far “crollare” l’edificio.Sotto questo profilo il Serpente torna ad assumere le vesti del Caos primigenio ed è descritto nei Veda come il dormiente, il disteso, lo sprofondato nel sonno informale. Indra (il dio indù della Luce) lo fulmina (un attributo proprio della divinità condiviso, tra gli altri, da Giove Ottimo Massimo) e ne taglia la testa, così come il picchetto di acacia, penetrando dalla sommità, la spacca in due. Nell’atto di costruire, il Muratore non fa che ripetere quel gesto, dando inizio all’ordinamento del caos.(fonte Mariano Bizzarri l’ombelico di roma)

leoni a protezione dei templi

A protezione dell’area concentrica, del luogo sacro (o meglio del centro) anche in giappone si segue la stessa filosofia ponendo inoltre 2 cani (stessa forma e disegno dei 2 del lapis niger) a protezione della porta torii (la porta che unisce i due mondi) e 2+2 guardiani a protezione del luogo sacro e delle porte cardinali NIO (es: tempio Tōdai-ji) sono 4 e rappresentano; Alpha & Omega, Inizio & Fine, Nascita & Morte per i due punti cardinali sono posizionati a guardia in coppia

Sinistra = Agyō 阿形 (bocca aperta)    Destra = Ungyō 吽形 (bocca chiusa)
Sono uguali in tutti i paesi buddisti cambiando unicamente nome
giapponese 仁王, Niō, Nio
cinese      二王, Èrwáng
sanscrito  Vajrapani
Coreano    인왕
Tibetano    Chag na dor je

tadai ji

Ogni costruzione/tempio si svolge a immagine della prima costruzione, perché nulla può durare se non è creato in conformità del disegno divino. Un atto che necessariamente deve avere origine dal Centro del Mondo, là dove tutto ha avuto inizio. Ma la costruzione non solo deve avere origine nel “centro”, ma deve cominciare altresì al “centro del Tempo”, cioè “all’inizio dell’anno”, ovvero in primavera.Infatti il sakura ed proprio il fiore base, la pietra base della tradizione giapponese.Nella tradizione romana si festeggiava il rito di apertura della pietra la quale cadeva nel mese di agosto.Alcuni hanno suggerito che il pozzo venisse aperto in quella data e che un fanciullo vi venisse calato per osservare a quale livello i raggi del sole si intersecassero con un ipotetico asse centrale.E’ probabile che “l’apertura della pietra” servisse a ristabilire una comunicazione “effettiva”, “visibile”, tra i tre mondi (celeste, terreno e infero), nel luogo stesso ove l’asse di congiunzione tra i tre assumeva una ben precisa concretezza.

torii kamakura

Guarda caso infatti in giappone ad agosto si festeggia lo stesso evento Obon (お盆appunto l’incontro degli spiriti che per un girono ritornano tramite porta temporale a rivedere i vivi, questa festa viene affiancata da torce e fuochi che accompagnano le aperture delle porte torii con i 2 cani a protezione.

Un unico ombelico collegato sotto lo stesso cielo.

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