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(SUMO (相撲 – strattonarsi vicendevolmente) è una forma di lotta corpo a corpo nella quale due lottatori si affrontano con lo scopo di atterrare o estromettere l’avversario dalla zona di combattimento detta dohyo. Il sumo è lo sport nazionale del Giappone).

“…Si parla spesso di Giappone facendo riferimento alle sue strane invenzioni, al modo di vestire di alcuni nei quartieri di Tokyo, alla sua cucina, ai kimono e alle gheisha, ma spesso dimentichiamo che ci sono aspetti più maschili che caratterizzano questa cultura. Uno di questi aspetti, anch’esso ben trattato nel mondo occidentale, è sicuramente lo studio delle arti marziali; queste sono spesso rappresentate da uomini forti, saggi e con straordinari – se non a volte “fosforescenti” – poteri di difesa verso molteplici avversari oppure da decine di omini vestiti di nero che lanciano stelline volando sui tetti di palazzi senza antenne tv.

Vi è però un’arte marziale che poco ci avvicina all’immagine dell’eroe nella sua forma classica: il sumo.Il lottatore di sumo è grasso, ha i capelli addobbati come una maschera di gomma, va in giro in mutande mostrando le chiappe e di certo il suo portamento non è né austero né elegante; eppure come molte cose giapponesi, un’attenta e precisa visione, libera da pregiudizi, esplode in un mondo di colori che nessuno, assistendo ad una finale di sumo, può non percepire con entusiasmo.

Ora, pensate a un calciatore che non torni mai a casa e che viva solo con i suoi compagni di squadra, che dedichi la sua vita all’allenamento e alla cura del suo corpo, che continui a lavorare per coltivare la sua tecnica. Che prima di ogni partita ringrazi non solo la sua buona stella per essere lì, ma che preghi di non far male al proprio avversario.Immaginate un calciatore che non esulti in caso vittoria perché la sua vittoria è la sconfitta di un altro e immaginate un calciatore che passi il 25% della sua vita agonistica sui campi di calcio impegnato nella lotta per lo scudetto.

E ancora più assurdo, immaginate un calciatore il cui comportamento è ritenuto esemplare anche fuori dai campi di calcio.

E’ chiaro che il paragone è alquanto azzardato: un giovane lottatore di Sumo entra in una palestra (heya) giovanissimo,  e ci rimane. Con i soli sacchi di sabbia e i suoi compagni di heya deve lavorare per far crescere il proprio corpo, allenarlo in modo continuo sia a ricevere colpi che a darli; il giovane lottatore cucina, lava, stira e serve gli altri compagni più anziani.Il giovane lottatore è obbligato a mangiare.Impara le 82 tecniche di combattimento fino a renderle parti integranti del proprio stile di vita povero e essenziale. Il lottatore di sumo sfida e combatte con altri lottatori senza limitazioni di peso, altezza o età: se vuoi fare sumo, non importa come sei, importa solo quanto sono forti le motivazioni che ti spingono a combattere e quanto sei forte.E se hai la fortuna di essere uno dei circa 40 lottatori più forti del giappone, devi combattere per 15 giorni su 60, finchè ti reggono le ginocchia. Fate i conti: 90 incontri all’anno; Uno ogni 4 giorni.

Il lottatore di sumo (rikishi) è di esempio per tutti: ultimo rappresentante del “guerriero”, la sua storia non è cambiata poi così tanto negli ultimi 2000 anni; tutti fanno attenzione a come si comporta anche fuori dal quadrato dove combatte (dohyo) e un quadrato di carta con la sua mano inchiostrata in un ristorante vuol dire che lui ama quel posto e che quindi puoi amarlo anche tu.

Il lottatore di sumo pesa mediamente tra i 120 e i 180 Kg, ma a differenza di una persona normale dello stesso peso, cade e si rialza; fa la spaccata a terra, ma riesce anche a farla anzando un piede al cielo (shiko) e tenendo l’altro a terra.

Il sumo in Giappone attira l’attenzione di curiosi turisti, ma la maggior parte del suo pubblico è sicuramente composto da giapponesi appassionati. Certo il baseball in Giappone fa da padrone, ma se siete appassionati di cose giapponesi, dedicate qualche minuto a conoscere il sumo e scoprirete come mai è così popolare.Si può fare anche in Italia seduti in poltrona su www.Sumo.it…..”

[Per Youkosoitalia:  Julien Buratto www.sumo.it]


3 Responses to “Delle cose antiche, delle cose moderne: il sumo”

  1. Nicola says:

    Nella foto c’è il mio amico Takamisakari lì ad assistere il fu Yokosuna Asashoryu! C’ero anche io quel giorno, dev’essere il torneo d’autunno del 2009 a Tōkyō!!

  2. Julien says:

    Ciao Nicola,

    ci sei andato vicinissimo, bravo! Era il luglio 2007 (Nagoya Basho).
    Ma il “robottino” (Takamisakari) è davvero tuo amico ? :)

    Ciao
    Julien

  3. Nicola says:

    Beh non so se si possa definire “amico” ma l’ho conosciuto di persona, ecco le prove—

    http://4.bp.blogspot.com/_u_2bEiukskM/R8_rTLEe3bI/AAAAAAAACgw/wCbxEDhf_cE/s1600-h/03c.JPG

    Sono stato l’unico ospite straniero alla festa di inizio campionato della Azumazeki Beya, nel gennaio 2007, Takamisakari combatteva per quella scuola in quel periodo. Se vai nel mio blog c’è una dozzina di articoli su quell’evento con foto e video :)

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