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shugendo
Lo Shugendō (修験道) è una pratica ascetica che affonda le proprie radici nella più antica spiritualità giapponese e unisce principi autoctoni sciamanici e Shintō a elementi taoisti e tantrici propri delle sette Shingon e Tendai del buddhismo esoterico.Lo Shugendō (“la via della pratica finalizzata al raggiungimento di poteri spirituali”, da shu – pratica ascetica, gen – poteri spirituali, dō – via, metodo) non ha un vero e proprio fondatore, anche se tradizionalmente la sua origine viene attribuita alla figura leggendaria di En no Gyōja, mistico vissuto nel VII secolo. In principio la dottrina veniva trasmessa per via orale e si privilegiava l’insegnamento del sanmitsu (Tre Misteri), vale a dire l’armonia di mantra (parola), mudra (azione) e mandala (pensiero); solo in epoca più tarda vennero redatti dei testi, ma non si trattava che di scarne descrizioni di vestiari e di alcuni rituali. Gli asceti che praticavano lo Shugendō erano conosciuti come yamabushi (“coloro che giaciono nella montagna”), o shugenja (“coloro che praticano lo Shugendō”). Come gli hijiri (antichi eremiti) del Giappone pre-buddhista, essi vivevano tra le montagne, in solitudine o riuniti in gruppi, seguendo un percorso di ascesi mediante il quale ottenevano poteri soprannaturali. Nel XIII secolo cominciarono a diffondersi nuove interpretazioni simboliche dei rituali e dei luoghi di culto dello Shugendō. E’ così che il monte Kumano venne associato al mandala del “Mondo dell’Utero” (taizokai), il monte Yoshino al mandala del “Mondo del Diamante” (kongokai), mentre il monte Ōmine divenne l’ideale sintesi di entrambi. In questo senso la montagna, vista come un mandala, non è altro che la rappresentazione materiale del processo di ritorno all’unità primordiale che sta al di sopra degli elementi fondanti del cosmo e del divenire, ossia del superamento della condizione terrena cui tendono le pratiche ascetiche. Nella visione cosmologica giapponese, il mondo spirituale della montagna, da sempre contrapposto al mondo ordinato e familiare del villaggio, è costituito da un vasto pantheon di kami, buddha, spiriti tutelari e altri esseri divini che controllano e interferiscono con la vita quotidiana degli uomini. Al vertice del mondo divino è posto Fudō Myōō (Acala in sanscrito), il dio del fuoco e protettore di Dainichi Nyorai (incarnazione della suprema conoscenza, corrispondente giapponese del Buddha Cosmico Vairocana). Secondo lo Shugendō gli esseri divini, gli uomini, i demoni e gli altri spiriti sono in stretta relazione tra loro e con tutto ciò che si trova nell’universo. Essendo l’essere umano parte dell’universo stesso e possedendone la medesima natura, è possibile per lui divenire un essere divino a seguito di una dura e prolungata pratica ascetica che comporta un periodo di ritiro nella montagna (mineiri o nyūbu shugyō), al culmine del quale rinasce come Fudō Myōō. Tale rinascita presuppone una morte rituale, processo tipico delle iniziazioni sciamaniche e bene illustrato dal rito akinomine, tuttora praticato dalla setta del monte Haguro, nella prefettura di Yamagata. In origine lo akinomine durava 75 giorni, e comprendeva durissime prove fisiche e meditative che si svolgevano in stato di quasi totale astinenza da cibo e acqua. Oggi questo rito dura appena 9 giorni, risultato di radicali cambiamenti determinati nel corso dei secoli da fattori esterni allo Shugendō. Lo akinomine prevede l’ascesa fisica della montagna sacra alla quale corrisponde una progressione spirituale verso la conoscenza ultima. Ai vari stadi della meditazione vengono associati diversi mondi esistenziali che si susseguono nel cammino verso la cima del monte. Partendo dal basso si attraversano in successione l’Inferno, il Regno degli spiriti famelici, il Regno degli animali, il Regno degli ashura (demoni), il Regno degli uomini, il Regno delle divinità; e poi ancora il mondo degli shomon, coloro i quali hanno raggiunto l’illuminazione ascoltando direttamente le parole di Buddha, il mondo degli engaku, quelli che hanno raggiunto l’illuminazione con le loro proprie forze spirituali, il Regno dei bodhisattva, e infine il nirvāna, che in realtà è il samsāra stesso. I primi sei costituiscono i regni delle rinascite, mentre gli ultimi quattro sono i regni dell’illuminazione. La rottura di livello nel passaggio dai regni delle illusioni a quelli dell’illuminazione viene sancito dal rito dello hitori-sumo, rappresentazione di una lotta contro le proprie illusioni e i desideri di onnipotenza che nello specifico vengono incarnati da un dio, e dai passi della ennenmai, la danza dell’immortalità. Alla fine dello akinomine si torna al punto di partenza e viene officiata la cerimonia finale detta genjutsu, che prevede la dimostrazione dei poteri ottenuti con l’ascesi. Rinato buddha, ora l’asceta è in grado di controllare e utilizzare i poteri di Fudō Myōō. I riti dedicati ai kami, come il kuyōhō, e i matsuri per il sole, la luna, le stelle (hi-tsuki-hoshi no matsuri) e i santuari minori (shōshi no matsuri) costituiscono altri modi per identificarsi con Fudō Myōō. Nel kuyōhō Fudō viene invitato a scendere sull’altare dallo yamabushi, che poi lo fa entrare nel suo corpo. A tale scopo vengono recitate formule speciali (dokyo) o celebrati matsuri. L’altare e l’area nella quale si tiene il matsuri hanno un ruolo molto simile a quello che ha la montagna nella visione religiosa giapponese, e cioè di ricettacolo della divinità e quindi di ponte tra il mondo umano e quello divino.Col passare dei secoli lo Shugendō perdette gradualmente i favori della corte e si avvicinò maggiormente ai bisogni della gente comune. Non succedeva di rado che i contadini si rivolgessero agli yamabushi per risolvere i loro problemi, da quelli legati alla salute a quelli del raccolto, o ancora per chiedere di intercedere presso gli spiriti degli antenati. Tuttora in tali circostanze si ricorre a particolari tecniche che si basano sulla visione del corpo umano come microcosmo, specchio dell’universo e strettamente legato ad esso, in cui è possibile rintracciare i principi della teoria dei cinque elementi (onmyogogyō) e dello Yin-Yang. Anche il calendario, i segni zodiacali, l’influenza delle stelle sono mezzi tramite i quali si pone l’uomo in relazione con l’universo e con il suo destino. Il male viene perciò causato da spiriti che interferiscono con il naturale corso delle forze cosmiche. In questo caso lo shugenja può risalire alle cause del male identificandosi con Fudō Myōō e inducendo i suoi spiriti guardiani a possedere un medium per ottenere un oracolo. In base al responso del medium lo shugenja stabilisce il rimedio più idoneo e successivamente esegue uno tsukimono otoshi, un tipo di esorcismo mediante il quale espelle lo spirito maligno dal corpo del paziente semplicemente minacciandolo o riconducendolo sulla via per l’aldilà. Tuttavia nei casi più estremi si fa ricorso al chōbuku, con cui lo shugenja estromette l’intruso servendosi della schiera di spiriti servitori di Fudō Myōō. Talvolta possono bastare amuleti (majinai) o incantesimi (fuju, sigilli tracciati in aria).Molti aspetti dello Shugendō rimangono ancora nell’ombra. Diversi riti sono andati perduti nel tempo, anche a causa dell’ostracismo esercitato dalle autorità politiche negli ultimi secoli, mentre altri rimangono strettamente riservati agli iniziati e inaccessibili alla gente comune. Ma nonostante tutto lo Shugendō è ancora vivo, forse proprio grazie ai legami con le dottrine tantriche del buddhismo esoterico, con i principi taoisti e i dogmi dello Shintō e dello sciamanesimo profondamente radicati nella mentalità del popolo giapponese, che ne fanno una tra le più decisive e influenti correnti religiose del Giappone.(fonte di Daniele Ricci da volumemagazine)

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2 Responses to “Shugendō; lo spirito esoterico dei sciamani della montagna”

  1. [...] forma arcaica di buddismo, che miscelava elementi di culto delle montagne e sciamanesimo: lo Shugen-do. I monaci che dedicavano la propria vita allo Shugen-do si ritiravano dal [...]

  2. sara saxida says:

    ciao. sto facendo delle ricerche su Otake Dainichi Niyorai. vorrei mettermi in contatto con qualcuno che possa darmi una mano per conoscere meglio la storia-leggenda della serva Otake e della sua incarnazione.
    Grazie
    Sara

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