
Vi ricordate avevamo parlato del Kyudo (弓道), ovvero letteralmente la via dell’arco) con questo post, oggi enzo (un grande appasionato kyudoka) ci descrive la storia di questa favolosa arte marziale.
…”Il grande arco giapponese (YUMI), fu tra le armi principali del Bushi Giapponese. L’abilità di scoccare frecce con precisione , sia a cavallo che a piedi era metodo di studio fin da giovane età, per perfezionare i futuri samurai nell’arte della Guerra. Quest’arte dapprima conosciuta come kyujutsu, nell’epoca Meiji assunse il nome di Kyudo o via dell’arco, non senza critiche e polemiche. In epoca Edo si considerava il Tekichu shugi o centrare il bersaglio, la parte principale dello studio, e si considerava l’arco prevalentemente come arma. In epoca Meiji invece si assiste a un cambiamento per molti versi radicale, in cui molti ryu o scuole cominciarono a mostrarsi attenti al rei-ho o ritualità e a dare importanza allo sviluppo di spirito mente e anima attraverso una pratica costante e ripetitiva. Ci fù una animata contesa, non del tutto spenta al giorno d’oggi, in cui l’aspetto rituale o rito del tiro non costituiva problemi rivevanti per la pratica, mentre al contrario l’aspetto del metodo di tiro o SHAHO fu tenacemente conteso. Uchi-okoshi, l’atto di sollevare e aprire l’arco fu il dibattito della contesa. Le famosissime scuole Ogasawara e Takeda preferirono continuare a chiamare la loro arte “kyujutsu” seguitando in uchiokoshi ad alzare ed aprire l’arco in “shamen”, mentre le altre scuole, recenti, accettarono nella loro didattica l’uchiokoshi con apertura in “shomen”, come la si usa nello Yabusame o tiro a cavallo. Rimane comunque il fatto che a oggi, sia i praticanti di Kyujutsu che i praticanti di Kyudo, ritengono che la didattica contenuta nel tiro con l’arco sia il mezzo nel quale l’individuo impara ad accettare ciò che gli accade nella vita con calma e compostezza imperturbabile”…. (dipinto a mano e testo redatto da Enzo Ronci)
Tecnica
Si tira a piedi nudi su di un pavimento in legno, in un dojo (luogo dove si pratica la Via), in ogni stagione. I bersagli sono situati in un terrapieno coperto, detto AZUCHI. All’inizio della giornata e, soprattutto per i principianti, si tira al MAKIWARA (paglione a distanza di due metri). Questo consente di studiare bene la forma senza la distrazione e l’ansia che può creare il bersaglio. Si usa una freccia in bamboo senza penne. Un allenamento ordinario prevede 100 frecce al MATO, ovvero un bersaglio del diametro di 36cm, di carta di colore bianco, con alcuni centri concentrici di colore nero, posto a distanza di 28 metri. Durante un allenamento completo, ma soprattutto in caso di particolari ricorrenze o in presenza di ospiti, vengono effettuate n. 2 frecce cerimoniali (TAI HAI) al bersaglio : 1 in piedi e 1 in ginocchio. Saltuariamente viene effettuato il tiro a 60 metri (ENTEKI), ad un paglione del diametro di circa n. 1 metro.La tecnica è la medesima, ma vengono utilizzate frecce più leggere, con penne più basse; la mira viene leggermente alzata.[fonte kyudo.it]





sono anch’io un kyudoka, primo dan conseguito a Nagoya nel 2008.
non dimenticherò mai il giorno dell’esame, il mio amico toshiaki mi ha ripreso con la videocamera, posso postare il link per far vedere come si svolge un esame di graduazione?
visto che non ci sono obiezioni posto il link, considerate però che nel kyudo c’è anche una prova scritta (non so come ma l’ho superata)
http://www.youtube.com/watch?v=UmBJV4Mk644
Caro Carlo
è bello sapere che anche tu pratichi il kyudo, e per di più lo hai praticato arrivando fino agli esami in Giappone.
Un O rei di saluto e buona pratica.
Come vedete mi chiamo anche io Carlo e pratico Kyudo da 18 anni.
Però io pratico il tiro della heki to-ryu.
Ciao Carlo
Al di là delle scuole di provenienza, sono felice che anche tu pratichi questa bellissima arte, anzi se ti và posta qualche foto.
Ciao Carlo
Ma sei tu che costruisci Yumi e Ya?
Enzo