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Il saluto, salus in latino, indica originariamente la condizione di passato pericolo, la conservazione della vita, e per estensione la salute ed anche la felicità. Si ritrova la stessa radice in salutare, sano. Per il semplice fatto di salutarsi ci si augura dunque vita, felicità e salute. Sembra dunque naturale che nel dojo, il luogo, dove si costruisce la via, si utilizzi il saluto. Ma che cosa si saluta esattamente? Si saluta prima di tutte il Luogo e ciò che rappresenta simbolicamente. E dunque naturale salutare in direzione del gruppo shimoza, shinza, kamiza, e più in particolare il kamiza, che è sede delle divinità protettrici. Questo saluto si effettua in piedi (ritsurei), talloni uniti e palme delle mani sulle cosce. Si saluta poi la pratica, il do (via), la sua trasmissione e i suoi rappresentanti, ovvero il maestro fondatore, i suoi di scendenti ed eredi, quindi gli insegnanti e gli anziani eventualmente presenti sul tatami. Questo saluto, se sì e’ fuori dal tatami, cioè nell’area di attesa (nikaiseki) si fa in piedi. Nei dojo tradizionali si saluta il sensei (letteralmente “colui che è nato prima”) quando si entra e si esce dal dojo, quando si sale e si scende dal tatami, quando si domanda consiglio. Questo saluto si fa abitualmente in ginocchio (zarei). Si salutano infine i praticanti e gli strumenti della pratica. Si saluta in questo modo quando si invita un compagno, quando si è invitati a praticare da un anziano (sempai — letteralmente “precursore, colui che era Ii prima”) o se si usa uno strumento che permette di “costruire la via”: un arco, una spada, un bastone o persino un makiwara (colpitore) o un sacco Si cita a questo proposito l’esempio del maestro Funakoshi Gichin, fondatore del karate Shotokan, che salutava sempre rispettosamente il makiwara prima e dopo di allenarsi. Spiegava sorridendo che il makiwara era più vecchio di lui e nonostante tutti i colpi che prendeva era sempre disponibile e di buon umore. Questo saluto indica che il lavoro e’ finito e che Io strumento e”libero ed in buono stato. ll fatto di saIutare un’arma dopo il suo utilizzo permette di verificare il suo stato generale. Un bastone incrinato potrebbe ferire la mano quando utilizzato successivamente; una lama di spada che vola tra il pubblico perché non fissata e un rischio evitabile anche grazie al saluto all`arma. Coloro che assistono al saluto sapranno che il praticante la sta per usare. L’arma salutata o che ha appena finito di usarla si tratta dunque di un’indicazione essenziale di sicurezza Questi diversi saluti non escludono il saluto cerimoniale (reiho — Ietteralmente “saIuto rituale o etichetta). Questo saluto collettivo si effettua all’inizio e alla fine di ogni corso e accomuna l” insegnate titolare, i suoi assistenti, gli anziani e i praticanti; in Giappone anche il pubblico si alza al momento del saIuto.Nei grandi dojo si effettua un saluto collettivo all’inizio e alla fine dei corsi giornalieri e Ia pratica non cessa dal mattino presto alla sera tardi. Allora si effettuano saluti intermedi quando un insegnate sale e scenda dal tatami. Questi saluti si fanno in ginocchio (zarei) e il cerimoniale può variare a seconda delle scuoIe. Il rito può essere moIto compIesso, a seconda dei titoli, dei gruppi presenti sul tatami….oltre ai
(Kohai) i “giovani” e
(Sempai) gli “anziani”,
(Mukyu)i “senza grado”,
(Kyu) “gradi inferiori” e i
(Dan) gradi superiori o livelli di pratica.
L’ottenimento del dan veniva rappresentato solitamente dalla famosa cintura nera, era una cintura bianca o marrone tinta per Ia circostanza. Il primo dan (shodan) è tradizionalmente considerato l’inizio della pratica… prima di questa fino al primo kyu (ikkyu) s’impara a praticare solo dopo si pratica davvero. Parallelamente ai gradi e ai livelli, spesso ufficializzati dalle federazioni esistono titoli e distinzioni. in aikido, come in molte scuoIe di ju-jutsu per esempio, oItre al Iivello a insegnanti,ci sono sei titoli:
Monshi (colui che é passato dalla porta, I’iniziato),
Kenshi (colui che ricerca),
Sushi (coIui che applica la sua pratica alI’esterno),
Renshi (colui che è diritto),
Kyoshi (colui che trasmette),
Hanshi (coIui che dà).
Questa ultimo titolo è il più elevato, e il famoso shian: colui che ha ricevuto tutto e che a sua volta può dare. L’hanshi prende posto sotto Ia linea centrale (seitchusen), dando Ia schiena al shinza. I kyoshi si dispongono a lato del kamiza. I renshi si mettono sul lato del shimoza.l kyoshi e i renshi guardano verso la linea centrale. I sushi si mettono di fronte al kamiza.I kenshi ei monshi si dispongono di fronte allo shimoza. In seguito vengono i livelli (dan), i (kyu) e i neofiti (mukyu). Normalmente tutti si girano verso il shinza e Io saIutano. Poi i diversi gruppi salutano separatamente Io hanshi che rimane immoIbile. ln questo caso un secondo saIuto permette all’hanshi di salutare tutti i gruppi che si inchinano contemporaneamente a lui.
Se l’insegnante ha un titolo meno importante, si inchina contemporaneamente agli altri. Conviene aspettare che l’insegnante abbia finito di salutare prima di rialzarsi. Se il gruppo e numeroso, per evitare
oscillazioni o indecisioni, uno degli anziani darà dei comandi. Nella maggioranza dei casi sono i seguenti:

<<Rei! >> (saluto — indica che il saluto sta per avvenire e ciascuno raggiunge il suo posto)
<<Seiza!>> (in ginocchio — si mette per terra prima il ginocchio sinistro, poi quello destro, le mani sulle co-sce, la schiena diritta, si fa leggermente rientrare il mento e si guarda in direzione del shimoza).
<<Chosin!>> (letteralmente “‘calmare il cuore”, è l’inizio della meditazione), oppure
<<Mokuso!!>> (letteralmente, “trovare il centro”). Si chiudono gli occhi per qualche istante si cerca di fare Ia calma in sè.Alcune scuole di pensiero vogliono si pensi ad un bicchiere che comincia a riempirsi di acqua.
<<Yame!>>(fine della meditazione, letteralmente,”pronti!”).
<<Shomen ni rei>>, saluto al gruppo shimoza, shinza, kamiza… o al kamiza simbolico (foto del maestro fondatore, ikeana, occ.).
<<Sensei ni rei!>> (saluto all’ insegnante).
<<Ritsu!>> (in piedi). Fino del saluto cerimoniale.
ln certi dojo il più anziano si rivolge allora al sensei:
<<Domo arigato gozaimashita>> (grazio per il Suo insegnamento). Il sensei risponde invariabilmente
<<Gokuro sama deshita>> (Siamo rimasti soddisfattil).

ll corso può allora cominciare, o finire.

One Response to “Le regole del saluto nelle arti marziali giapponesi (parte seconda)”

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