Ci sono dei giorni, non sappiamo se avete presente, in cui anche camminare sotto la pioggia puo’ essere fastidioso.I giorni in cui fa freddo in casa, (chi conosce il giappone sà quanto!!), esci fà freddo e poi comincia a piovere.Ti copri e ti ripari quasi incurante, ma come ti colpiscono alcune goccie sai contro chi stai combattendo… aghi ghiacciati che se ti colpiscono sembrano spilli…brrr.
Immaginiamo già molti di voi che facendo il classico gestaccio (tiè) si vedono già con coperta addosso calzettoni ed una bella tazza di cioccolata calda…ma ahimè niente di tutto questo siamo in giappone e ci si và ad allenare al dojo…..aahhhhh (vedi foto sopra). Eh si ….lo spirito del budo non può essere assopito e quale meravigliosa occasione per spiegarvela con questa storia.
Una signora nostra amica (sx foto) 4 dan kendo e la presente Kanako 2 dan (dx foto) si danno appuntamento una settimana prima per andare a lezione un martedi sera, ci si vede davanti casa nostra.La direzione è il mitico e famoso Kodaira Budokan Dojo.Il budokan in giappone è una struttura dove si possono allenare diverse arti marziali.Di fatto è una struttura molto semplice, ma ben articolata.Al piano terra vi si trova una gigantesca sala tatami dove a rotazione si praticano diverse arti marziali (per brevità) judo, aikido, shorinji kempo etc.L’area posteriore all’entrata ha un lungo percorso per praticare il kyudo (arco samurai con le frecce ).Al piano superiore si trova la grande area in legno naturale dove si pratica il kendo ed il karate.Al piano sopra e sotto in formato speculare bagni e spogliatoi.
Le gentil signore all’ora dell’appuntamento, a malapena si vedono per quanto piove in diagonale, ma dopo un accennato inchino ed una fragorosa risata (sono entrambi molto solari), si guardano le loro attrezzature un grande trolley (armatura completa) + un porta shinai (bastone in bambu per il kendo) e cominciano ad avviarsi a piedi.Si si a piedi perchè in giappone si fa tutto a piedi ed il dojo sta circa a 25 minuti.E cosi il rumore dei trolley taglia le pozzanghere di acqua in un freddo umidissimo e pungente…ma il budo è anche questo ed in giappone è una cosa normalissima. ps:chiude la micro carovana il fotografo gaijin con sciarpa.
Dopo solo(?) 2 kilometri siamo arrivati al dojo col sorriso in volto per il gargiante gennaio.Sulla porta il custode del dojo (veramente la copia del maestro miyagi solo poco piu alto) cerca di organizzare il cambio orario dei tanti bambini che si allenano tra shorinji sotto e karate sopra.Ora siamo entrati e mentre le signore vanno agli spogliatoi io aspetto sul divano all’entrata cercando di intrattenere un colloquio con i miei piedi totalmente ghiacciati che pur avendo diversi anni di arti marziali non capivano di questo addestramento improvviso senza mezzi termini.Molti non lo sanno ma in giappone per una lunga lista di motivi non ci sono i riscaldamenti centralizzati con termosifoni, mentre i più ricorderanno che ad ogni struttura ci si toglie le scarpe ..fate voi l’equazione .La porta automatica davanti l’entrata continua ad aprirsi e le persone della lezione di kendo cominciano ad arrivare.L’umiliazione comincia da subito infatti i bambini al massimo i 7/8 anni non solo arrivano da soli al dojo, non solo sono stracarichi per armatura e shinai, non solo non hanno ombrello ma solo un keeway,ma indossano ciabatte estive (in giappone il keikogi si indossa da casa)che lasceranno all’entrata.Salgo al primo piano dove gli atleti cambiati cominciano ad entrare nel grande salone in legno ed attendo sulla porta come etichetta richiede.Per gli appassionati del genere il legno di questa stanza è spettacolare, non è solo bello esteticamente ma al passaggio è morbido e flessibile proprio ideale per il kendo.In diversi dojo occidentali si usa il parquet ad incasto od a listoni adagiati su cemento questi non vanno bene perchè nel kendo si attacca scaricando sulle ginocchia e si rischiano danni articolari non scaricando a terra la forza che invece la flessibiltà del legno permette.Prima che la lezione comincia i bambini a gruppi inforcano gli stracci per pulire a terra e tipo gioco corrono come pazzi rincorrendosi ed al tempo stesso pulendo tutta la superficie del legno.Lo shian con un sorriso mi invita ad entrare e mi idce di sedermi vicino la stufetta a gas, io dico di no, lui insiste e mi dice che se non lo faccio non resisterò il freddo.Accetto entro, preparo la macchina fotografica e guardo i piedi che ora cominciano a sorridere.

La lezione è spettacolare, semplice, marziale,tradizionale autentica questo è il vero giappone.Il maestro spiega cosa faranno e poi si comincia non si pensa al sesso all età alla grandezza del corpo tutti fanno tutto in una semplicità ed una assenza di classismo o militarizzazione esistono solo le gerarchie nessuno ne abusa e chi non le ha le rispetta.L’aspetto fantastico è lo scoprire la dedizione che lo shian ha per i bambini piccolissimi tenaci e veloci come il vento che potrebbero mettere in difficoltà molte cinture nere.Il freddo pungente, i gesti,la tenacia sono una lezione marziale sempre da imparare.Vedere le persone sudatissime concludere la lezione ed i bambini ricorrere con le scope-straccio a ripulire il pavimento al termine ma tutti sempre con il sorriso….bellissimo.

Il piu vecchio di tutti si toglie l’armatura e venendo verso di me dice sorridendo [hai sofferto il freddo eh?? ] vorrei fare il duro…il guerriero ed una voce mi dice [dai digli no!!] invece assorbo quello che ho visto quella sera e gli rispondo [si un po..non sono abituato..ma ho resistito con piacere la lezione]lui si fa serio e mi dice [ho tu fai arti marziali od hai capito lo spirito del budo...se è entrambi hai fatto il tuo dovere!]
..un esperienza così non ha prezzo!!! a presto kodaira budokan.












Questi sono i post del vostro blog che amo di più . Bellissimo racconto, pieno di emozioni e scritto di getto. I miei piedi si sono gelati in mille situazioni diverse (i giapponesi non hanno la cognizione della temperatura), e questa volta insieme ai tuoi
Bravissimo, secondo me hai fatto pienamente “il tuo dovere” eheh
Ciao Gianluca
)
e meno male che avevi un doppio paio di calzini
Grazie per il racconto…i post sul kendo sono quelli che mi piacciono di più
Ciaoo Ciaoo
Tore
@KAzu:grazie…è bello riuscire a scatenare emozioni..specie a persone come tè che vivono il giappone con la nostra stessa intensità.
@Salvatore:il calzino doppio era stata calcolata come arma preventiva, ma il freddo intenso ed umido…spernacchiava tranquillamente vittoria..
eh si….il freddo giapponese sai perfettamente di cosa stiamo parlando!!!
Wow, fantastico racconto, belle parole del più vecchio di tutti!
Veramente bello!!
^^
Bellissimo racconto !
Il parquet è veramente una cosa spettacolare io ho praticando kendo un paio di anni purtroppo sulla pavimentazione da basket e questi mi ha causato qualche piccolo danno, da un po’ di anni sono passato al kenjutsu della scuola Katori Shinto Ryu, ma il kendo è sempre una bella emozione
Mi sono emozionata a leggere tutto il post… che meraviglia soprattutto per me che non ho mai amato le arti marziali e grazie a voi le sto rivalutando!!
P.S. Ho i piedi freddi!!!
IO praticamente vivo attaccata al termosifone…. vi lascio immaginare che freddo che ho, mamma mia, meno male che facendo movimento vi siete scaldati, ma la palestra è per caso del papa’ di Kanako? oppure è un cognome famoso in Giappone ^ ^
ps adoro il KENDO!
@jona:ehhh..contenti che ti sia piaciuto! Vieni allo stage di Masashi Chiba sensei – 8° dan hanshi???
@samurai:grazie..sì.. bisogna fare attenzione ai parquet..bello il katori shinto ryu!!
@Anna:ciao fatina….beh abbiamo provato a dettagliare speriamo si riesca a trasmettere le emozioni….quelle dle freddo sono inspiegabili
@Catia: ma la palestra è per caso del papa’ di Kanako? oppure è un cognome famoso in Giappone?…..Catia ma che vuoi dire???Non abbiamo capito le tue domande???
Eccolo lo spirito del vero Budo, altro che “pizzicheria da Franco”.
Beh! a dirla tutta questo è il dojo e l’atmosfera giusta che andrebbe praticata nella vita di ogni kendoka o praticante di Arti Marziali.
Un resoconto da 10 e lode caro Gianluca e Kanako, mi è piaciuto tanto, lo hai raccontato con lo spirito giusto, e meritato è il commento che ti ha fatto quel Maestro.
CLAP CLAP CLAP
scusate ma kanako non fà kodaira di cognome?
@Kenzo:felicissimi che hai apprezzato…. un otaku delle arti marziali come te..sa di cosa si parla!
@Catia:…stiamo morendo dalle risate !!! [il budokan di kanako.wauuu!! ] …
no comment… …Kodaira è un quartiere di Tokyo.
felice se Vi ho fatto ridere che ne sapevo scusate.
@catia..certo ma daiiii
Sei stata bravissima Kanako, mentre leggevo era come se stessi vivendo cio che hai vissuto tu. E hai anche ragione riguardo al freddo. Qua a L’Aquila è feddo ma è secco. Adesso quassù in albergo in inverno gelerò perché è umido. Comunque, lo considererò come un allenamento! Il tuo racconto mi ha dato forza in più!
Cercherò di portare a termine la mia possima missione: trasmettere il mio spirito ai miei compagni di classe in inverno! GRAZIE KANAKO-SAN!
P.S.: Fortuna che sono calorosa! O=O
P.S.: Catia, non ti preoccupare u__u … Anch’io credevo che si chiamava Kodaira! xD Chi aveva frainteso alzi la mano!!