Al ristorante giapponese Hayashi Ya, nell’Upper West Side di New York, il menù a prezzo fisso “all you can eat” costa 26,95 dollari. Ma solo se si finisce tutto – ma proprio tutto – quello che si mette nel piatto: per chi avanza del cibo scatta, al momento della richiesta del conto, l’applicazione di un sovrapprezzo pari al 3% del totale. Il messaggio che i proprietari del locale vogliono inviare ai clienti è chiaro: sprecare il cibo è sbagliato, a casa come al ristorante, e se si vuole risparmiare la strategia giusta è ordinare senza esagerare. Meno cibo sprecato significa, infatti, anche costi più bassi per il ristorante e, quindi, prezzi contenuti: con questa semplice strategia ci guadagnano, insomma, proprietari, clienti e anche l’ambiente. “Decine di miliardi di dollari vengono spesi ogni anno in piatti ordinati e poi non consumati: gli americani rimarrebbero scioccati se sapessero quanto cibo viene sprecato”, racconta Joel Berg, promotore di un piano per la riduzione degli sprechi alimentari sotto l’amministrazione Clinton e oggi direttore della Coalizione contro la fame di New York, “La maggior parte del cibo sprecato va a finire nelle discariche e questo non è solo un danno per l’ambiente: almeno una parte di esso potrebbe essere destinato a sfamare la popolazione più povera”. L’America, sottolinea Berg, ha bisogno di ripensare completamente il proprio modo di consumare, in questo momento di crisi economica e di impennata dei prezzi degli alimentari: l’iniziativa del ristorante newyorkese è un primo passo in questa direzione e sta ispirando anche catene della ristorazione a basso costo, come Tgi Friday, a ridurre le dimensioni, talvolta eccessive, delle porzioni servite nei propri punti vendita. “Un newyorkese su sei non si può permettere il cibo di cui avrebbe bisogno”, racconta Berg, “Non abbiamo alcun bisogno di avere, al contrario, ristoranti che offrono porzioni abbondanti in modo quasi ridicolo”. E se proprio ci si sbaglia e si finisce per ordinare in eccesso, pur non amando per nulla sprecare il cibo? Il modo per evitare la sanzione del 3% c’è: basta chiedere che quanto avanzato venga impacchettato e portare tutto a casa. L’obiettivo, sottolineano all’Hayashi Ya, non è certo tassare i clienti a tutti i costi, per guadagnare qualcosa di più: “Vogliamo semplicemente cercare di usare al meglio quello di cui disponiamo”.(fonte la stampa – di Maurizio Molinari-segnalato da Catia)
Protocollo di Kyoto applicato ai sushi bar: non mangi? 3% sul conto
Dec 12th, 2008 by GianlucaeKanako
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Come sono d’accordo ragazzi.
Lo spreco di cibo e di risorse energetiche è esorbitante, siamo circondati da questo problema ma spesso non ce ne rendiamo conto. E sarebbe bene darsi al più presto una bella mossa in ogni angolo del Pianeta…
In Giappone l’attenzione al riciclo dei materiali è molto elevata; per esempio al Supermercato si ricevono piccoli buoni in denaro se si evita di utilizzare i sacchetti di plastica e ci si munisce della propria shopping bag. Di contro, ogni azione propositiva risulta quasi inefficiente se paragonata all’esorbitante utilizzo di imballaggi, carta e accessori vari…
A proposito, essendo prossimo ad un viaggio a New York: quali sono i migliori ristoranti giapponesi della Grande Mela??? Non so se qui sono OT, perdonatemi in anticipo!!!
@Kazu:infatti è un ottima iniziativa..sarebbe il caso di applicarla in tutte quelle gite, villaggi e resort dove la gente si carica i piatti a piramide e puntualmente li butta
@Mark:qui trovi un selezione di ristoranti giapponesi tradizionali http://int.kateigaho.com/jun04/ny-japanese-restaurants.html
@Kasu:…..ps: – 13 gg a Tokyo ^_^
Vi aspettooo ^^