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Quando la conversazione verte sul concetto di efficacia è inevitabile che tra i giovani che percorrono la Via le opinioni scorrano liberamente. Quel maestro, si racconterà ha messo fuori combattimento un avversario con un gesto appena accennato. Quell’altro, dira qualcuno, è in grado di sradicare giovani alberi a mani nude.Un maestro ancora, si narrerà, era capace di spezzare il bambù a mani nude. Gesta eroiche vengono presentate come dimostrazioni di efficacia in queste conversazioni in special modo fra i bugeisha più giovani. I più anziani, tuttavia, tendono ad assumere altri parametri di giudizio riguardo all’efficacia. Con l’esperienza viene la consapevolezza che l’efficacia riguarda più la capacità di ricevere che quella di distruggere.UKE è un kanji pittografico, scritto rappresentando due mani, una protesa verso il basso e l’altra verso l’alto, e piazzando tra di esse il carattere che significa “barca”.Questa “trasmissione di merci da una persona all’altra” divenne, nel corso dei secoli, il kanji per indicare l’atto di “ricevere”. Il bugeisha usa con una certa frequenza questa parola. Nelle arti bugei di lotta, i metodi per cadere senza farsi male sono collettivamente noti come ukemi, il “corpo che riceve”. Nella terminologia del judo/aikido, il praticante che subisce la proiezione è uke, il “ricevente”. Se si considera una coppia di praticanti di karate, quello che subisce l’attacco e ukete, la “mano che riceve”. Nel kendo, il difensore è ukedachi, la “spada che riceve”. In queste e in altre espressioni del lessico delle arti bugei, l’importanza del termine uke è significativa. Nelle palestre di judo/aikido viene tradotto, in modo errato, come “chi subisce la tecnica”. Uke viene proiettato e cosi considerato, in quest’ottica, “perdente”. Comprendere che la parola uke significa, più correttamente, “ricevere” apre nuovi orizzonti al praticante. Fungere da uke durante un allenamento non significa subire in modo passivo la tecnica. Si tratta piuttosto di assumere un atteggiarnento in cui si riceve, si incorpora il colpo dell’avversario secondo i propri termini. La mentalità dell’uke non è quella dell’uomo rassegnato o, ancor peggio, di quello che resiste con cocciutaggine. Uke fluisce, assorbe l’energia della proiezione, e mentre cade il suo uKemi non implica necessariamente una sconfitta. Controlla la sua caduta. Riceve il colpo. .. ed è subito di nuovo in piedi. I termini ukete nel karate e ukedachi nel kendo sono soggetti a simili fuorvianti interpretazioni. In questo caso si pensa scorrettamente che designino il praticante che “para” un attacco. Non è cosi. Gli ukekata, le “forme di ricevimento” del kendo e del karate, richiedono che il praticante riceva l’attacco in arrivo per ridirigerlo in un’altra direzione o per usarlo contro l’attaccante.Negli allenarnenti avanzati, si potranno facilmente vedere bugeisha esperti, uomini e donne piu maturi, che di proposito ricevono i colpi e gli attacchi sferrati contro di loro dagli allievi piu giovani. Contro i praticanti adolescenti, giovani e pieni di se, gli esperti si mostreanno compiacenti assorbendo l’energia in eccesso degli adolescenti senza scomporsi, finche i giovani praticanti più brillanti non realizzeranno che in tutta questa attività c’è molto di più di quanto sembra.Alcuni di loro cominceranno ha sospettare che l’efficacia dei loro bugeisha più anziani sia ancora da scoprire proseguendo lungo la via.Cominceranno così a comprendere la vera essenza, l’efficacia del “ricevere”.(fonte “lo spirito delle arti marziali”)

4 Responses to “Kanji: UKE=”ricevere””

  1. Koritsure says:

    Bene! Bene! Ogni Bene!
    Musica per chi legge!
    Che nessuno possa dimenticare la Via… Grazie di ricordarla con questa piccola perla… che sia l’inizio di una preziosa e lunga collana da indossare e da sgranare nel nostro quotidiano ogni qualvolta se ne abbia la necessità, quando crediamo che il nostro cuore e la nostra volontà vacillino…
    A testa alta verso il nostro Destino
    GRAZIE

  2. domou arigatou…
    grazie molte..

    ma il tuo nome anonimo??praticante??
    ^_^

  3. elena says:

    nell’alternarsi dei ruoli di uke e tori c’è un continuo donare e ricevere
    complimenti Gianluca e Kanako per aver approfondito un punto centrale dell’aikido con questo splendido articolo
    in aikido è significativo che, chi cade, chi riceve la tecnica non sia una figura perdente ma l’altra metà del cielo
    uke e tori sono le due facce della stessa medaglia, sono complementari
    l’uno non esisterebbe senza l’altro e…
    donare è possibile solo a chi sa ricevere
    :)

  4. Elena,
    sapere da te che questo articolo ha una sostanza è per noi motivo di orgoglio
    grazie molto.

    Un grande abbraccio da entrambi.

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