Din Tai Fung (Shinjuku Takashimaya Branch)

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Merita assolutamente una visita questo locale di cucina Taiwanese di Taipei.
Questo ristorante si trova proprio di fronte il negozio di abbigliamento Uniqlo, all’interno grandi magazzini Takashimaya Times Square, alla stazione di Shinjuku sud.
Se passate davanti più volte troverete sempre una coda molto lunga di persone sedute in attesa e fuori potrete vedere da una finestra la cucina dove si scorge il personale intento  nel preparare i ravioli cinesi (dumpling).

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Il servizio è molto rapido, nonostante il posto sia pieno a tutte le ore. Si dispone di un piccolo apparecchio sul tavolo, appena si preme il pulsante, una luce si accende e qualcuno vi arriva immediatamente!

Meritano di essere provati i vari menu fatti mano:

-I rotoli primavera lunghi sottili, fritti e caldi molto croccante fuori, all’interno sono pieni di gamberetti e si possono immergerli nella senape!
– Xiao long bao
– Dessert ripieni con fagioli rossi e mango fresco
– Dim sum


(Takashimaya Shinjuku 12F)
5-24-2 Sendagaya ,Shibuya 151-0051
+81 3-5361-1381

Orari:

Domenica 11:00–22:00
Lunedì 11:00–22:00
Martedì 11:00–22:00
Mercoledì 11:00–22:00
Giovedì 11:00–22:00
Venerdì 11:00–22:00
Sabato 11:00–22:00

 

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I Nisei americani e l’ordine Esecutivo 9066

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L’Ordine Esecutivo 9066, emesso il 19 febbraio 1942 dal 32esimo presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt, decretava che tutti i residenti sul territorio degli Stati Uniti di origine giapponese, anche se nati in territorio americano, dovevano essere rinchiusi in un campo di concentramento. Alla base di tale azione vi era, ufficialmente, la necessità militare. La giustificazione fornita dal Presidente Roosevelt verrà condannata nel 1980 dalla commissione presidenziale voluta dal Congresso degli USA, poiché dagli esami effettuati risultò che l’Ordine Esecutivo 9066 non fu giustificato da alcuna necessità militare, ma solo dal pregiudizio.

L’ordine ha portato l’internamento dei giapponesi americani, (spesso conosciuto come AJAS, gli americani di origine giapponese); circa 120.000 persone giapponesi sono state trattenute in internamento nei campi per tutta la durata della guerra. Dei giapponesi internati, il 62% erano Nisei (American-nati figli di immigrati provenienti dal Giappone, che erano naturalizzati nati cittadini americani ) o Sansei (figli di Nisei, anche cittadini americani) e il resto erano Issei (immigrati giapponesi, gli stranieri residenti).

I giapponesi americani erano di gran lunga il gruppo più ampiamente colpito, come tutte le persone con origine giapponese e vennero rimossi dalla West Coast e dal sud dell’Arizona. Nelle Hawaii, dove ci sono stati 140.000 gli americani di origine giapponese (che costituiscono il 37% della popolazione), vennero selezionati solo gli individui ad elevato rischio percepito i quali furono internati.

Il nostro articolo sul campo di internamento per giapponesi a Manzanar (USA)

Nisei ( 二世 , “seconda generazione”) è nella lingua giapponese il termine usato nei paesi del Nord America , Sud America e l’Australia per specificare i bambini nati al popolo giapponese nel nuovo paese (che sono chiamati Issei ). Il Nisei sono considerati la seconda generazione, e le nipoti degli immigrati giapponesi nati sono chiamati Sansei . L’ Sansei sono considerati la terza generazione. (Nel conteggio giapponese, “uno, due, tre” è “ichi, ni, san” – vedi numeri giapponesi ).

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Nisei – 100th Infantry Battalion

Il Battaglione di Fanteria 100 ° ( giapponese : 第100歩兵大队 ) era un’unità all’interno della 34a divisione di fanteria dell’esercito degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Il primo  battaglione Nisei era composto in gran parte da ex membri della Guardia Nazionale dell’Esercito delle Hawaii . Al momento della sua attivazione il 100 ° venne coinvolto in pesanti combattimenti durante la seconda guerra mondiale , prima e dopo la fusione con il 442 ° Reggimento di Fanteria , un’altra unità militare principalmente di Nisei, in una sola squadra di combattimento di combattimento. Il 100 ° esiste oggi come l’unico gruppo da combattimento parte degli Stati Uniti Army Reserve , le altre unità sono di supporto al combattimento o di supporto in servizi per il combattimento . In base a Fort Shafter , Honolulu , Hawaii, il Battaglione 100 ° ha riservisti dalle Hawaii, Samoa Americane , Guam e Saipan , ed è stato attivato e distribuito in Iraq e Kuwait . Storicamente, l’unità viene indicata  come il ” Purple Heart Battalion “, con il motto” Remember Pearl Harbor “.

I Nisei che erano nella Guardia Nazionale delle Hawaii ha continuato le proprie funzioni come unità  normale,allo stesso tempo avrebbe dato a tutti quelli di origine giapponese la possibilità di dimostrare  la loro vera lealtà verso gli Stati Uniti. La battaglia di Midway era ben avviata già il 4 giugno 1942, ma come quefu la  battaglia decisiva che dimostrò che 1.432 Nisei della Guardia Nazionale Hawaii si armarono e vennero imbarcati sulla nave SS Matson Maui sotto la copertura della notte e spediti verso il continente senza dire addio alla loro famiglia o persone care.  Il 100 ° non è stato mai unito ad alcuna altra organizzazione militare, ma divenne una propria unità di combattimento d’eccellenza e sarebbe divenuta   conosciuta come la “One-Puka-Puka” (Puka significa “buco” in hawaiano).

Il 100 ° arrivo dopo il pacifico a Orano, in Nord Africa, il 2 settembre 1943 ed entrò a far parte del Reggimento 133 ° sotto la 34a Divisione e ha preso parte alla formazione di soldati caucasici. Le cose cominciarono a cambiare per il 100 °  stavano finalmente ottenendo la possibilità di dimostrare a se stessi ed al popolo americano che erano altrettanto americani come qualsiasi altro civile bianco o soldato. Il 19 settembre la 34a Divisione salpò dall’ Africa a sud-est di Napoli, ed il 100 ° con loro.

L’unità è entrata combattimento il 29 settembre del 1943, nei pressi di Salerno nel Sud Italia. L’unità ha combattuto e d è avanzata 15 miglia in 24 ore per una settimana contro la forte resistenza nemica e assumendo perdite che permetterono loro di avere la loro prima grande vittoria prendendo Benevento, un importante centro ferroviario ed un incrocio stradale.Il 100 ° stava anche per attraversare difficolta, umidità, ed il fangoso  fiume Volturno tre volte lottando contro il fuoco e lanciarazzi delle pesanti mitragliatrici tedesche  prima di guidare la forza tedesca ancora più a nord. Ma questo finirebbe per essere una passeggiata nel parco rispetto al loro prossimo obiettivo. I soldati Nisei avevano guadagnato rispetto dai loro commilitoni, ma anche dal nemico, e a sua volta guadagnato il rispetto contro la forza di combattimento tedesco. Tuttavia, il fattore decisivo di chi è stata la forza di combattimento più superiore e ha chiesto il massimo rispetto si svolgerà presso la Linea Gustav a Monte Cassino.Con la liberazione di Roma i gloriosi e pluridecorati Nisei entrano nella capitale di seguito alcune rare foto.[fonte wiki]

Nisei giapponesi ,del glorioso battaglione 100,  a Roma (Fonte foto grazie ” rome at war”)

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Universi paralleli: il bidello e la scuola giapponese

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Stefano ed Hiromi stavano passeggiando in direzione scuola per prendere il loro figlioletto Hiroshi dalla scuola vicina casa. Il passo era normale e si proseguiva oltre il passaggio a livello pedonale, il combini store e d il parcheggio delle bici. Si parlava del piu e del meno e della riunione dei genitori con i maestri, quando stefano non conoscendo la parola in giapponese tira fuori la parola magica in italiano: ma non c’è un bidello a scuola?? La faccia di Hiromi ora cambia sembianze prende la forma del punto interrogativo e ribatte su cosa sia il bidello??

Questa micro conversazione tra 2 amici che conosciamo apre le porte all’argomento di oggi, la scuola giapponese e quella italiana.Il metodo scolastico giapponese non annovera nel suo staff il bidello,non esiste.

Il metodo scolastico in questione infatti basa il suo metodo sulla autoresponsabilizzazione, i bambini e gli scolari sin dalle scuole più basse, al termine delle lezione hanno come obiettivo ripulire e mettere a posto l’aula ed i banchi dove hanno studiato.L’obiettivo di tale attività è quello di creare un modello nella testa dell’ alunno di realtà civica che fissa appunto cosa è il bene comune.Il banco e l’aula sono un bene pubblico che non è tuo. Per tale motivo altre persone potranno usarlo e lo dovranno ritrovare come nuovo.Attenzione a non confondere, non c’è un imposizione come molti errano, ma un metodo che al contrario crea una forma morbida di autodisciplina e nel futuro creerà  le basi per un “uomo” civico, responsabile, di tali cose anche oltre la scuola.La scuola giapponese quindi radica la sua forza sulla autoresponsabilita scoprendola come uno dei metodi più validi e più efficaci che vanta nella popolazione giapponese una delle piu civiche e civili del mondo.Lo ritroveremo nella gestione delle strade, degli enti, dei templi, fino alle vending machine integre lungo le strade giapponesi cartina tornasole di un senso civico veramente a modello.Il classico turista della domenica italiano che sbarca in giappone, rimane spesso esterefatto nel costatare tale senso civico e magari come da copione comincia ad imprecare questo o quel santo del calendario maledicendo l’italia.

Ci piacerebbe,avendo visto questa scena milioni di volte, spiegargli che il giappone è un paese che ha copiato le nazioni che hanno fatto meglio sempre (urbanistica di omotesando e ginza dall’ Inghilterra, la gestione rifiuti dai paesi scandivavi, gestione rganizzativa dagli usa, etc)ma il metodo scolastico da dove lo ha copiato?? Da una signora italiana che si chiamava Maria Montessori che dava come fulcro del suo metodo scolastico quello della autogestione e della autoresponsabilizzazione della persona.Minimizzata durante la dittatura italiana poco valorizzata negli anni seguenti … questa grande personalità ha decretato uno dei modelli scolastici più premiati nel mondo.
Forse avremmo bisogno di copiare noi il metodo organizzativo per l’Italia, tanto il metodo didattico ottimale ce l’abbiamo….anche se facciamo finta di non saperlo.

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Il grande terremoto del Tōhoku: 11 marzo 2011- ore 14:45:23

Il terremoto di Sendai e del Tōhoku del 2011 (in giapponese: 東北地方太平洋沖地震, Tōhoku chihō taiheiyō-oki jishin, letteralmente “Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell’Oceano Pacifico”) si verificato l’11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:45:23 locali alla profondità  di 30 km. Il sisma ha avuto magnitudo 9,0 (secondo l’USGS) con epicentro in mare e con successivo tsunami. E’ stato il più potente sisma mai misurato in Giappone ed il quarto a livello mondiale.Il terremoto si generato nella prefettura di Miyagi. La zona presso l’epicentro ha tremato per circa 6 minuti, raggiungendo una magnitudo momento di 9,0.Sulla terraferma, circa 100 km dall’epicentro, si rilevato un valore di scuotimento sismico massimo (Intensità  Mercalli Modificata) corrispondente al IX grado.
In seguito alla scossa si generato uno tsunami con onde alte oltre 10 metri che hanno raggiunto una velocità  di circa 750km/h.La grande energia del sisma potrebbe aver causato, secondo alcuni calcoli, spostamento dell’asse terrestre di circa 17 centimetri (inizialmente stimati 10 cm)  e spostato le coste del paese di 4 metri verso Est causando anche mutazioni del fondale marino.

Le centrali nucleari
Il sisma ha provocato lo spegnimento automatico di undici centrali nucleari da parte dei sistemi di emergenza.Le centrali che hanno subito i maggiori danni sono state quelle di Fukushima Dai-ni (Fukushima II) e, in particolare,Fukushima Dai-ichi (Fukushima I), situate a circa 11 km l’una dall’altra nella prefettura di Fukushima. I reattori attivi a Fukushima I erano i n. 1, 2 e 3, mentre altri tre erano stati spenti per manutenzione. Questi si sono disattivati automaticamente dopo la scossa, ma i sistemi di raffreddamento sono comunque risultati danneggiati a seguito delle alte onde tsunami, causando un surriscaldamento incontrollato. Il livello dell’acqua negli impianti sceso sotto i livelli minimi di guardia in tutti e due i siti, e pertanto stata dichiarata l’emergenza nucleare (la prima nella storia del Giappone). Alle 15:40 (6:40 UTC) dell’11 marzo il reattore n. 1 di Fukushima I ha subito la fusione delle barre di combustibile e un’esplosione visibile anche dall’esterno, che ha provocato il crollo di parte delle strutture esterne della centrale. In un’ora sarebbero state rilasciate più radiazioni che nell’arco di un anno.

Bilancio Eventi

– tsunami alti più di 40m in Iwate e a Miyagi sono arrivati a 10km dalla costa
– tsunami alti più di 10m lungo tutta la costa nord orientale (circa 700km lineari)
– tsunami di 3m nelle coste centro meridionali
– più di 25mila le vittime totali nelle 18 prefetture maggiormente colpite
– 45.700 costruzioni spazzate via o completamente distrutte
– 144.300 costruzioni gravemente danneggiate
– 3.000 ospedali danneggiati di cui 11 completamente distrutti
– 230.000 automobili e camion danneggiati o distrutti
– 4 grandi porti del Touhoku (Nord est del Giappone) sono stati distrutti
– 319 porti per pescherecci gravemente danneggiati
– danni ingenti alla centrale nucleare di Fukushima
– contaminazione delle acque e di prodotti agro-alimentari in 7 Prefetture

Lo storico preciso e dettagliato degli eventi e dei particolari tecnici  lo potete leggere quì dal dossier completo dell’Asahi shimbun:
http://ajw.asahi.com/appendix/311Disaster/Catastrophe.html

Il bilancio completo dell’ impatto sul turismo a seguito del grande sisma da World travel tourism
http://www.wttc.org/site_media/uploads/downloads/Japan_report_Dec_Update_RGB.pdf

FOTO IN FULL HD – IL GIORNO DOPO IL TERREMOTO
http://www.boston.com/bigpicture/2011/03/japan_-_vast_devastation.html

La sintesi tecnica un anno dopo
http://unico-lab.blogspot.it/2012/03/un-anno-di-fukushima.html

Un anno dopo ecco il video post ricostruzione:

Minamisanriku (Miyagi) Ishinomaki (Miyagi) Rikuzentakata (Iwate) Miyako (Iwate)

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Le nostre dirette  in radio del 2011 subito dopo l’evento 

Di seguito la nostra diretta nazionale in radio, 2 giorni dopo l’evento su Radioradio (“Lavori in corso” con G.Cosmelli e S.Molinari) [perdonate imprecisioni o emozioni per la diretta nazionale era a poche ore dall’evento]

GRR – RADIO RAI – Intervento in diretta su RADIO RAI

http://www.rai.it/dl/radio1/2010/popup.html?t=Hello%20Italia%20del%2018%20marzo%202011&p=Hello%20Italia%20del%2018%20marzo%202011&d=&u=http%3A%2F%2Fwww.radio.rai.it%2Fpodcast%2FA7435393.mp3

Le nostre dirette  in radio  ——————————————————————

(fonte: wikipedia, lailac, boston picture, nhk)

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Giappone e Brasile: così lontano cosi vicino

Molti rimangono allibiti, altri dicono …nooo impossibile; eppure e’ vero il giappone ed il Brasile sono legati da decenni ed unitissimi con Brasilia ed i sui quartieri nipponici od Hamamatsu con le comunità¡ di lavoratori operai brasiliani alla Toyota, Kawasaki, etc.Lo scambio lo si ritrova in tantissime cose dal brazilian jiu-jitsu, al samba di Asakusa ed Hanakoganei a Tokyo.Vi copiamo (dal sito musibrasil) un “lungo” e fantastico articolo che lo spiega perfettamente:

 

“Proibita l’entrata in Australia, discriminati negli Stati Uniti, perseguitati in Canada ed ora limitati anche nelle Hawaii e nelle isole del Pacifico, i nostri coloni lavoratori troveranno nello Stato di San Paolo una vera felicità  e un vero paradiso” Sono le parole di un rapporto del 1905 che Fukashi Suguimura, ministro plenipotenziario del Giappone in Brasile, trasmise al proprio Governo. E ci indicano alcune circostanze che all’inizio del Novecento favorirono l’immigrazione giapponese verso il Brasile, un flusso di dimensioni tali da originare la maggior comunità  nipponica all’estero.Questo fenomeno, sin dall’inizio regolamentato da un accordo tra i governi di Tokyo e San Paolo, ha avuto caratteristiche molto peculiari rispetto ad altre ondate migratorie dell’epoca, a cominciare da quella italiana. Il risultato, ai giorni nostri, è quello di una comunità  di un milione e mezzo di persone capace di condizionare ogni aspetto della realtà  brasiliana. Dalla politica all’economia (gli investimenti giapponesi in Brasile sono massicci), dallo sport (si pensi alle arti marziali) alla gastronomia, col sushi e il sashimi ormai divenuti piatti della culinaria nazionale.Tutto ebbe inizio circa un secola fa, quando il Giappone soffriva una delle più gravi crisi demografiche della sua storia, e il Brasile – al contrario – aveva grande bisogno di manodopera per la coltivazione del caffà¨. Era il 1907 quando la Compagnia imperiale di emigrazione e la Secretaria all’Agricoltura dello Stato di San Paolo firmarono una convenzione per l’invio di tremila immigranti , nell’arco di tre anni. Cosà­ l’anno seguente sbarcò nel porto di Santos il Kasato Maru, il primo bastimento – di diecimila tonnellate – che condusse in Brasile emigranti giapponesi: centosessantacinque famiglie dirette verso le piantagioni di caffਠdell’occidente paolistano. E la data di approdo, il 18 giugno 1908, ਠrimasta bene impressa a tutta la comunità  nippobrasiliana, che il prossimo anno celebrerà  il centenario del primo sbarco in grande stile.Sarà  ricordata questa epopea sin dalla partenza dal porto Kobe il 28 aprile, e si ripercorreranno i destini dei settecentottantuno immigrati, tutti previamente contrattati dalle fazenda locali. A questo sbarco ne seguirono molti altri, e secondo l’Ambasciata brasiliana a Tokyo furono oltre 188mila i giapponesi che si trasferirono nel Paese sudamericano tra il 1908 e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Come abbiamo anticipato, furono sbarchi programmati e predeterminati dalle autorità¡ dei due paesi, del resto già¡ alla fine dell’Ottocento la classe dirigente brasiliana giunse a convincersi della necessità¡ di aprire le porte anche all’immigrazione asiatica.Nel 1892, sotto il Governo di Floriano Peixoto, venne approvata una legge in questo senso, e nel 1895 fu firmato il Trattato di amicizia, commercio e navigazione, che sarà¡ la base per le future relazioni tra i due stati, anche in campo migratorio. Ma prima di queste aperture, verso l’emigrazione asiatica – giapponese o cinese che fosse – dominavano una generalizzata sfiducia e un forte pregiudizio. Il Governo e la società dell’epoca preferivano avere a che fare con gli europei, ovviamente a causa della loro maggiore affinità¡ culturale, e le cronache del tempo narrano di numerosi gruppi di cinesi respinti dalle autorità¡.Questo flusso migratorio, che si è arrestato soltanto allo scoppio del secondo conflitto mondiale, ha raggiunto il proprio apice tra il 1917 ed il 1930. Tanto che già¡ nel decennio successivo quella in Brasile divenne – e lo è tutt’oggi – la più  numerosa comunità¡ giapponese all’estero. In questa fase tre immigrati su quattro raggiungevano le fazenda paoliste, mentre gli altri si ripartivano tra il Paranà, l’Amazzonia (per la raccolta della gomma), e le piantagioni paraensi di peperoncino, che solitamente loro stessi traevano dalla madrepatria. Nella regione di San Paolo non si limitavano alla raccolta del caffè, ma hanno saputo apportare grandi progressi nei metodi di coltivazione del riso, del tè e delle fragole.Tuttavia l’adattamento dei giapponesi alla realtà brasiliana non è stato facile, e hanno incontrato senza dubbio maggiori difficoltà rispetto ai migranti di provenienza europea. Furono in molti a tentare di ritornare in patria, ma vi riuscirono solo in rari casi: sia il Governo che i fazendeiro – col pretesto del contratto di lavoro da onorare – non si fecero scrupoli a trattenerli con la forza. Le cronache dell’epoca riportano cosà­ i contorni di vicende oscure e dolorose, fatte di fughe da un lavoro che oggi sarebbe definito semplicemente “schiavo”», di ribellioni contro i fazendeiro, di scioperi ante litteram.Queste difficoltà¡, come detto, non impedirono che i “viaggi della speranza” fossero sempre più frequenti, promossi e favoriti com’erano dalle stesse autorità¡ nipponiche. Se infatti l’immigrato era spinto alla partenza da povertà¡ e disoccupazione, conseguenze sopra tutto di un forte sovrappopolamento sia urbano che rurale, l’autoritario governo di Tokyo aveva ben altri disegni: in generale l’espansione dell’etnia giapponese nel mondo, e più nello specifico il radicamento della cultura giapponese nell’intero continente americano. E alla classe dirigente imperiale poco importava che il compito fosse affidato ai settori sociali più poveri, essenzialmente i contadini dell’estremo Nord e dell’estremo Sud della nazione.Questo stato di cose ਠmutato radicalmente con lo scoppio del secondo conflitto mondiale: il Governo di Getùlio Vargas dichiarò guerra al Giappone e proibà­ l’immigrazione dal Paese. Il peggio però, per questa comunità¡, doveva ancora venire, dato che nei mesi successivi fu sottoposta ad una vera e propria persecuzione da parte delle autorità¡ locali. (Analoghe misure riguardarono anche italiani e tedeschi, in quanto cittadini delle “potenze dell’Asse”», con cui il Brasile era in guerra. Tuttavia costoro, per via del loro maggiore inserimento nel tessuto sociale, furono in grado di sopportare assai meglio i numerosi provvedimenti discriminatori, ndr).L’uso della lingua ideogrammatica fu proibito nell’intero territorio nazionale, si chiusero scuole (circa duecento), giornali e riviste, e venne punita come reato ogni manifestazione della cultura nipponica. Agli asiatici non fu inoltre risparmiato un assaggio di pulizia etnica, e chi viveva lungo il litorale di San Paolo fu obbligato a trasferirsi nelle zone dell’entroterra: Vargas temeva infatti che l’esercito nipponico potesse attaccare il Paese contando sull’aiuto dei connazionali residenti nelle zone costiere. E tuttavia la comunità¡ non si limitò a subire, e pur impossibilitata a partecipare alla vita politica diede il la a crescenti proteste contro la scelta di campo brasiliana.Se il tragico bombardamento atomico su Hiroshima e Nagasaki convinse della sconfitta i giapponesi della madrepatria, non fece altrettanto con quelli che vivevano in Brasile. La colonia infatti si divise tra l’assolutamente minoritaria ala derrotista, che accettava la realtà¡, e quella vitorista, convinta invece della vittoria. Ciò condusse alla nascita dell’organizzazione segreta e criminale Shindo Renmei, che aveva l’obiettivo di negare le “false notizie della sconfitta”», e di uccidere i nippo-brasiliani che a queste notizie credevano. Le morti ufficiali legate a questa anacronistica offensiva furono ventitrà, e solo nel 1947 il Governo del generale Eurico Gaspar Dutra riuscà­ a debellare la minaccia. I rapporti tra i due Paesi si normalizzarono solo nel 1949, quando una delegazione commerciale giapponese visitò il Brasile. Per la ripresa del flusso migratorio occorrerà¡ invece attendere il 1952, anno in cui il piroscafo Shinzo Santos Maru, partendo da Kobe, si diresse verso l’Amazzonia.Successivamente le relazioni istituzionali e commerciali si sono andate sempre più rafforzando, sino a che, nel maggio 2005, il presidente Luis Inàcio Lula da Silva ha realizzato una storica visita ufficiale nel “Paese del sol levante”». Nel quadro di questa evoluzione un’altra data importante èil 26 luglio del 1958, quando fu inaugurato il primo volo di linea della Varig verso il Giappone. Nel 1969 èla volta del primo cittadino di origine nipponica ad assumere un incarico ministeriale, mentre tre anni dopo il Banco do Brasil apre la prima agenzia nella nazione dell’estremo oriente.Come abbiamo accennato, l’integrazione di questi immigrati nella società¡ brasiliana èstata lenta e difficoltosa. In sostanza sia la cosiddetta “prima generazione”» che i loro figli rimasero letteralmente chiusi all’interno della propria comunità¡; e non si trattò di mesi ma di vari decenni. Tanto nelle campagne quanto nelle città¡ si raggrupparono in colonie socialmente impermeabili verso l’esterno, e per ciò stesso capaci di ricreare e tramandare le usanze e le tradizioni del Paese d’origine. Questo stato di cose potè mutare solo con le “terze generazioni”», ossia coi nipoti di coloro che intrapresero l’epica traversata oceanica.Intorno agli anni settanta questi giovani cominciarono a non sentirsi più giapponesi, ed essendo cresciuti immersi nella cultura locale, desideravano essere considerati brasiliani a tutti gli effetti. Rifiutavano l’isolamento all’interno dei quartieri giapponesi (il più noto è il bairro Libertade di San Paolo), e non accettavano più discriminazioni contro le “unioni miste”», quelle ove un coniuge era estraneo alla comunità¡.Infatti una delle più note e celebrate caratteristiche della società¡ brasiliana, la mescolanza razziale o miscegenation, per molti decenni non coinvolse affatto gli immigrati giapponesi. La grande maggioranza di essi non accettava di buon grado le unioni con persone estranee alla comunità¡, e nei rari casi in cui codesta regola non scritta era violata l’inevitabile “sanzione” consisteva in pregiudizi e discriminazioni. Atteggiamenti che invero non colpivano solo il coniuge “ribelle”, ma anche e soprattutto il discendente meticcio della coppia.Brasilia,Tuttavia a frenare le unioni miste non fu solo la riprovazione della comunità¡, forse all’epoca inevitabile a causa delle enormi distanze sotto il profilo culturale. Contribuà­ anche il fine ultimo e spesso inconscio, l’obiettivo a lunghissimo termine, di questa categoria di immigrati. Che aspiravano ad arricchirsi e tornare in patria, non contemplando affatto – salvo rari casi – la possibilità¡ di mettere radici nel nuovo mondo. Si temeva cosà­ che i legami con estranei potessero ostacolare l’agognata prospettiva del ritorno in patria, che per la quasi totalità rimarrà comunque un sogno irrealizzato ed irrealizzabile.Ma come anticipato gli anni settanta segnarono la svolta, e dettero il la alla rapida integrazione della comunità¡ nel corpo sociale brasiliano. (Ed è in questa fase che la lingua degli antenati, conosciuta oggi solo dal 10 per cento dei nippobrasiliani, ha subito il colpo peggiore, sostituita definitivamente dal portoghese nell’uso comune). Tuttavia, a differenza di quanto avvenuto con altri gruppi, non si ètrattato di un processo di assimilazione totalizzante, e ancora oggi i matrimoni interni alla comunità¡ sono certamente più numerosi rispetto a quanto èdato osservare tra i discendenti italiani, tedeschi o portoghesi. Ai nostri giorni, infatti, solo il trenta per cento dei nippobrasiliani discende da unioni miste, e ciò nonostante codesto flusso migratorio abbia raggiunto il proprio apice oltre ottanta anni fa. Costoro, che si autodefiniscono nikkei, ancora oggi amano distinguersi in base al grado di discendenza rispetto a coloro che emigrarono.Ai vertici dell’immaginaria piramide vi sono quindi gli isseis, ossia i giapponesi di prima generazione, quelli nati in Giappone. Custodi forse unici delle tradizioni degli antenati, rappresentano il 12,51 per cento della comunità. Più già troviamo nisseis e sanseis, rispettivamente figli e nipoti di giapponesi (gli uni rappresentano il 30,85, e gli altri il 41,33 per cento), di cui solo il 42 per cento discende da unioni miste. Il 12,95 per cento èinfine rappresentato dagli yonseis, i bisnipoti di giapponesi, di cui èmeticcio il 61 per cento. Attualmente la comunità¡ vive soprattutto nelle città¡ (solo la decima parte èstanziata nelle campagne), concentrandosi essenzialmente nello Stato di San Paolo. Le altre pur importanti presenze in Parà¡, Paranà¡ ed Amazonas non raggiungono infatti, sommate insieme, il venti per cento della colonia. Questa presenza giapponese ha indirettamente originato due fenomeni, l’uno politico e l’altro sociale, entrambi di grande rilevanza nel Brasile contemporaneo.Negli ultimi trenta anni il rafforzamento delle relazioni nippo-brasiliane èstato sorprendente, ed èstato suggellato dalla visita di Junichiro Koizumi in Brasile nel 2004, e dal viaggio di Lula nel Paese asiatico l’anno dopo. In quest’occasione i due leader hanno dichiarato il 2008 “Ano de Intercàmbio Japào-Brasil“, e programmato l’insediamento del “Consiglio Giappone-Brasile per il ventunesimo secolo”, volto a rafforzare ancor più i rapporti bilaterali. Hanno inoltre stretto una vera e propria alleanza politica, mirata ad esplicare i propri effetti soprattutto all’interno degli organismi internazionali multilaterali. E i risultati di questa strategia si sono già¡ visti nel recente dibattito sulla riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, che ha contrapposto Brasile, Giappone, India e Germania all’Italia ed al Messico.La presenza giapponese ha poi dato impulso a un altro fenomeno, in certa misura tragico, e comunque foriero di conseguenze sociali allo stato imprevedibili. E’ il fenomeno dei “dekassegui”, come in Giappone sono chiamati i migranti, e comunque tutti coloro che si trasferiscono per lavorare e migliorare le proprie modeste condizioni di vita. A oggi nel Paese orientale vivono infatti circa 270mila brasiliani, e quella verdeoro èla terza comunità¡ straniera in Giappone, inferiore solo a quelle di Corea del Sud e Cina. Ma superiore, giova sottolinearlo, a quelle filippina e statunitense. Si tratta inoltre della terza comunità¡ brasiliana all’estero, quasi 10 volte più numerosa di quella insediata in Italia. Questa rotta migratoria in senso contrario è molto recente, essendo iniziata negli anni ottanta, sotto la presidenza di JosèSarney. Fu certamente provocata dalla crisi economica brasiliana, dal boom economico giapponese, e dalla ben nota richiesta di manodopera per quei lavori che i cittadini dei paesi industrializzati non vogliono più fare. L’input decisivo èstato però rappresentato dai forti legami tra le due nazioni, frutto dell’immigrazione nipponica del secolo scorso.Questo flusso, accentuatosi nei decenni a seguire, ha davvero poco in comune con l’antico esodo giapponese: si tratta quasi sempre di scelte di vita individuali, cui sono estranei gli incentivi governativi, gli accordi internazionali o le politiche migratorie più o meno sistematiche. In una fase iniziale gli immigrati brasiliani erano impiegati nella grande industria, ma ben presto andarono ad occupare quei posti di lavoro che i giapponesi rifiutavano. La sociologa Lili Kawamura tratteggia cosà­ la suggestiva immagine delle tre cappa, osservando come le loro occupazioni fossero essenzialmente kitsui, ossia “penose”, kikken – “pericolose” – e kitanai, cioè”sporche”. (Detta immagine ha avuto molto successo tra gli immigrati brasiliani, che hanno subito provveduto ad aggiungere altre due cappa per indicare occupazioni kibishii, ossia “sacrificanti”, e kirai, “sgradevoli”). Negli ultimi anni si registra un lento ma costante miglioramento della loro condizione economica, che secondo i sociologi deriva da due ben definiti fattori. In primo luogo tra di loro èalta la percentuale di nikkei (discendenti di giapponesi), che pur essendo considerati a tutti gli effetti “stranieri in patria”», conservano comunque la naturale tendenza ad integrarsi con la realtà¡ locale. Si tratta di un flusso in cui prevalgono cittadini di classe media urbana, dotati di un buon livello di scolarizzazione, e in Brasile economicamente attivi.Tuttavia per molti brasiliani vivere e lavorare in Giappone continua a non assicurare il successo finanziario. Gli alti stipendi costituiscono ancora una forte attrattiva, ma spesso non sono adeguatamente posti a confronto con l’elevatissimo costo della vita locale. E in molti casi le rimesse sono frutto esclusivamente delle ore di lavoro straordinarie, fortemente diminuite in seguito all’ultima crisi delle economie asiatiche.
(fonte Francesco Giappichini Mubrasil )

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I Netsuke:le eccezionali lavorazioni artigianali giapponesi

Netsuke (根付) sono piccole sculture di solito in avorio o in legno la cui origine risale probabilmente al XV secolo.Queste piccole sculture erano forate da due buchi per i quali passava un cordoncino in seta ed erano destinate a fissare alla cintura del kimono la scatoletta dellemedicine o la scatola del tabacco o l’astuccio della pipa.I netsuke erano fondamentalmente concepiti per il loro uso: gli abiti (kimono) giapponesi non avevano le tasche, così i piccoli oggetti o cose che le persone si portavano appresso venivano messi in dei contenitori (inro) (porta monete, porta tabacco, porta spezie etc.) attaccati a una cintura (obi) di seta tramite una corda (himo), e per evitare che questi contenitori scivolassero via, all’estremità opposta della corda veniva attaccato un bottone (netsuke da ne: legna e tsuke: bottone). Tutti questi accessori sull’abito non avevano solo uno scopo pratico ma venivano anche usati come ornamento, in particolare il netsuke. La moda di portare qualche oggetto elegante si diffuse agli inizi del XVII secolo (1600): all’inizio, i netsuke venivano considerati semplici bottoni di avorio e metallo; occasionalmente, venivano impiegati grossi pezzi di avorio con al centro una placca con una figura, così nacquero i MANJU NETSUKE, con un corpo a forma di scodella, la maggior parte dei quali in avorio decorati con al centro un disco di metallo inciso circolare. I netsuke con figure tridimensionali si diffusero solamente nel XVIII secolo (1700). La crescente domanda di netsuke con figure artistiche fu dovuta al fatto che i commercianti, dediti al’uso del tabacco, divennero la classe dominante agli inizi del 1700: dal tempo dei primi portoghesi che importarono il tabacco agli inizi del 1600, essere fumatore divenne molto popolare specialmente tra i mercanti e gli artisti/artigiani, e il fumare divenne un rito che precedeva tutti gli incontri commerciali; così come per la cerimonia del tè, gli accessori per fumare venivano notati e ammirati e i netsuke cominciarono a ricevere le prime attenzioni.

Passaggio dall’oggetto-funzionale all’oggetto-opera d’arte

Se si osserva un netsuke realizzato a partire dai primi anni del 1800 si nota un netto miglioramento nello stile: i soggetti sono composti con grande attenzione ai dettagli. Durante il periodo Meiji (1867-1912) il Giappone aprì le porte all’occidente, il concomitante sconvolgimento politico e sociale colpì e rimosse il tradizionale indumento giapponese, il kimono, e di conseguenza divennero inutili anche gli stessi netsuke. Tuttavia gli intagliatori di avorio non scomparirono, e cominciarono a lavorare soprattutto per il mercato estero; da quando il Giappone prese parte all’esposizione mondiale di Parigi del 1867 e di Vienna del 1873, le arti e i manufatti Giapponesi divennero moda, e anche i netsuke ricevettero grande attenzione.(fonte wiki)

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Kadomatsu, il simbolo giapponese che annuncia il capodanno


Mentre terminano le feste di Natale, basta passeggiare in diverse strade giapponesi per cominciare ad assaporare lo spirito tradizionale del capodanno giapponese.L’indubbio protagonista dell’annuncio è la meravigliosa decorazione del Kadomatsu.

Kadomatsu (門松  “Cancello di pino”) è una decorazione tradizionale giapponese del nuovo anno messo a coppie di fronte alle abitazioni si suppone per accogliere gli spiriti ancestrali o kami del raccolto.  Essi sono posti dopo Natale fino al 7 gennaio (o 15 gennaio durante il periodo Edo) e sono considerati alloggi temporanei per i kami. Tipi di Kadomatsu possono variare a seconda della regione, ma sono in genere costituiti da pini, bambù e, talvolta, rametti di albero ume che rappresentano la longevità, la prosperità e la costanza, rispettivamente. Dopo il 15 gennaio (o in molti casi, il 19) il Kadomatsu viene bruciato per placare  e li rilasciare in pace i kami. La parte centrale del Kadomatsu è formata da tre germogli di bambù di grandi dimensioni, anche se Kadomatsu plastica sono sempre piu frequenti. Simile a tradizioni diverse di ikebana (composizione floreale giapponese), i germogli sono fissati a diverse altezze e rappresentano il cielo, l’umanità e la terra; con il cielo ad essere il più alto e la terra il più basso.  Oltre il legame spirituale con tutti gli elementi del Kadomatsu, di fatto è legato con una stuoia di paglia e di fresca corda di paglia intrecciata.I Kadomatsu sono collocati a coppie su entrambi i lati del cancello, in rappresentanza maschile e femminile della natura dei kami.

Se l’albero di natale rappresenta la cultura tradizionale dello spirito del natale, per i giapponesi il kadomatsu rappresenta quello fondamentale dello spirito del capodanno.

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Ristoranti a cucina giapponese: Samurai a Zurigo


SAMURAI

Indirizzo : Weststrasse. 180 Ecke Marienstr. 8003 Zurigo (Svizzera)
Tel:043-811-5678
Fax:043-811-5679
Orari : Mart-Ven 11:30-14:00~18:30-22:30;Sa.18:30-22:30
Chiusura: Domenica e Lunedì
Prenotazione: consigliata
Carte di credito:Visa+Amex+cirrus
Sito web: http://www.samurai7.ch
Mezzi dalla stazione centrale: tram Nr. 2, Nr. 3 Lochergut
Parcheggio: facile
Sala tatami: no
Sushibar: no
Kaitensushi: no
Prezzo medio:35 euro (57 CHF)

In una traversa, praticamente accanto alla grande Badenerstrasse ed a pochi minuti di tram dalla stazione troverete le insegne al neon del modesto ristorante.Questo ristorante tradizionale giapponese 100% è diventato molto famoso presso la comunità  giapponese svizzera grazie alle abilità  dello chef nipponico: Shuichiro Kikuchi, che troverete al banco sushi come entrate.Il locale se pur semplice nel suo insieme non lascerà  spazio a dubbi una volta entrati.Sia sul fronte del servizio, cortesia e pulizia eccellenti sia per quanto riguarda l’ottimo livello del sushi e del sashimi.Il riso ottimo in qualità  e cottura come la varietà  del menù in standard giapponese puro.Eccellente la disponibilità  del personale e dello chef per la preparazione di piatti su richiesta e tradizionali. E’ vivamente consigliata la prenotazione essendo i coperti circa 80.
Il locale ora si presenta anche con una seconda sede che troverete sul sito.
Veramente unico e raro in europa lo spettacolo del taglio del tonno (tuna show) http://www.samurai7.ch/samurai7/jie_tisho-ENG.html su prenotazione.
Per chi approccia a Zurigo questo locale tradizionale giapponese non lo deve perdere.

Locale e Ambiente: ¥¥¥
Qualità  e Varietà  cibo: ¥¥¥¥¥¥
Servizio: ¥¥¥¥¥¥
Prezzo: ¥¥¥

Giudizio Globale: ¥¥¥¥¥ 5/6

Legenda : ¥ [da 1 a 6]

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Dossier Ufo giapponesi: 1972 – mini ufo catturato nella prefettura di Kochi



Nel pomeriggio del 25 agosto 1972, uno  studente di nome Michio Seo avvistò uno strano oggetto volante al di sopra di un campo di riso mentre si incamminava a casa da scuola nella prefettura di Kochi. Da  distanza vide un piccolo e misterioso oggetto muoversi rapidamente a zigzag intorno al campo come fà  un pipistrello a caccia di insetti.Al più tardi dello stesso giorno, Michio racconta ai suoi amici circa il curioso oggetto volante. Gli “UFO” in quel periodo erano ancora una parola molto rara in Giappone nel 1972, ma i ragazzi furono comunque molto incuriositi dal racconto .

Cosi circa alle 19:00, quattro di loro si stabiliscono in visita presso il campo di riso alla curiosa ricerca dell’oggetto.Circa un’ora più tardi appostati in ricerca, notano un oggetto color argento che sorvola il campo di riso, emettendo una  luce pulsante.Quando uno dei ragazzi ha provato ad avvicinarsi più degli altri, improvvisamente l’oggetto emise un forte suono e  iniziò ad emettere un bagliore blu intermittente. Spaventati a morte, si voltarono e fuggirono senza guardare indietro.Circa una settimana più tardi, alle 21:30 del 4 settembre, i ragazzi, ancora una volta, rividero l’oggetto luminoso nel campo di riso. Ma la sorpresa ci fù due giorni dopo, il 6 settembre, i ragazzi più altri loro amici trovarono l’oggetto stavolta incastrato nel terreno, sembrava essersi schiantato dopo essere precipitato.Uno dei ragazzi  per la precisione Hiroshi Mori (14 anni) raccolse l’oggetto con le sue mani e lo portò a casa sua.L’oggetto di colore argento, a forma di cappello fu pesato per 1,3 kg  e fu misurato  per circa 7 centimetri  di altezza e 15 centimetri  di diametro. La superficie inferiore era perforata con una serie di piccoli fori e disegni impressi con raffigurazione che sembrava essere un uccello, alcune onde, e un altro oggetto volante. Qualcosa all’interno sembrava essere presente e mobile a rotazione appena l’oggetto veniva scosso con le mani.Quella notte, Hiroshi avvolse il curioso oggetto in un sacchetto di plastica e lo mise dentro il suo zaino. Più tardi, tuttavia, l’oggetto misteriosamente scompari senza lasciare traccia.Sembrò fantasia o suggestione collettiva, ma i ragazzi incontrarono di nuovo l’oggetto nelle settimane seguenti.Ciò accadde circa cinque o sei volte nel corso delle successive due settimane.Stavolta di nuovo l’oggetto viene raccolto, ed i ragazzi deciderono di versare l’acqua nei fori sul fondo. L’oggetto a quel punto emise un forte ronzio e un bagliore vivace da dentro. Attraverso l’apertura, hanno potuto vedere quello che sembravano essere (oggi) componenti elettronici.L’oggetto gli fece compagnia per diverso tempo, poi la sera del 22 settembre caricato nel cestino della bicicletta dopo un piccolo giro..l’oggetto di nuovo si mise in volo scomparando per sempre.

Nel 2007, 35 anni dopo l’incidente, il Japan Space Society (JSP) ha condotto una nuova indagine sul caso.Ricostruendo e risalendo con accurate indagini ,materiale e foto la storia con i protagonisti.Quasi quattro anni dopo, nella notte del 6 giugno 1976, una ragazza di 9 anni, Sachiko Oyama nel villaggio di Agawa (ora denominata Niyodogawa-cho) uscì  fuori casa per cercare il suo gatto. Notò un oggetto luminoso di colore giallo brillante nel cielo a oriente.Quando andò per la strada per una migliore visualizzazione, l’oggetto improvvisamente scese nei boschi circostanti in caduta, colpì un albero vicino, ed atterro poco lontano dai suoi piedi tutto senza emettere alcun suono, solo un sibilo.Ricorda oggi mentre ricostruisce la storia come fosse poche ore fà , descrivendo lo stesso identico oggetto visto dai ragazzi nel campo di riso.Sachiko ha toccato con il suo dito indice l‘oggetto che dichiarò essere stato costruito di materiale solido, ma era ricoperto di una sostanza viscida che incollava le dita al metallo.Stessa forma stesse dimensioni unica variazione una luce gialla intermittente che come fu toccata fece sollevare in volo l’oggetto che sali a spirale ruotando su se stesso per pochi metri e poi schizzo via.

Fonte archivio: Project Blue Book, File case ID n° 300

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Ristoranti a cucina giapponese: Sakura a Lisbona

SAKURA LISBONA
Sakura Entrecampos-Restaurante Japones

Rua José Carlos dos Santos 18
Lisbona
tel 217 931 303

Orari
Pranzo: 12:00-15:00
Cena: 19:00-23:00
Sempre aperto, chiuso a Natale
Posti:80
Carte di credito: American Express, Mastercard, Multibanco, Visa
Parcheggio: a 200 metri
Prenotazione: Non necessaria, consigliata il sabato
Prezzo medio: 25 euro
Sala tatami: no
Kaiten Sushi: no
Teppan yaki : sì

Web: http://www.sakura-restaurante.com

Questo ristorante cinese a cucina giapponese dispone di cuochi nipponici preparati a rotazione.Il semplice locale nella zona dell’Entrecampos di Lisbona e’ giustamente ben segnalato nelle diverse guide turistiche . Seguendo indicazione della blue guide giapponese abbiamo rotto gli indugi ed abbiamo cercato e testato il locale della capitale.Il locale se pur semplice nell’arredamento japan-fake anni 80 vi accogliera’ con le cameriere in yukata con colori punk.Resistete alla botta e proseguite perche’ in effetti il locale merita riscontrando subito una serie di tavole piastra teppan-yaki ben organizzati.Il locale vanta una serie di spettacoli su piastra da intrattenimento.Il gioco vale la candela; cibo ben cotto, riso nella norma, taglio del pesce corretto , antipasti semplici ma fedeli con una selezione di 3 tipi di birra nipponica autentica.Il prezzo finale e’ modesto e con un menu normale teppanyaki si sta largamente sotto i 30 euro.Su scelta i menu piastra includono anche aragostine saltate ma a quel punto il prezzo sale.Seppur semplice vale la visita.

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